ESPERIMENTI (andati male) E SPEGNIMENTI (di cervello)

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Non è il modo migliore per cominciare questa nuova sezione, i misfatti; dovevano essere divertenti, scherzosi, parlare di me, delle mie marachelle. Come oggi, che ho passato la giornata a fare le prove con il Das (nooo!!! non quello che si usa per aiutare il bambino ad accettare il seno. Il Das, la pasta modellabile!), perchè volevo a tutti i costi prendere l’impronta del piede di Flor, che sta per compiere un anno. Ma complice l’età “matura” – per cui non sta ferma un attimo – complice l’incapacità della mamma, che prima ha aggiunto troppa acqua all’impasto, poi lo ha seccato troppo, il risultato è stato pessimo. Se non una confusione totale in cucina, con impiastramenti vari nel lavandino e due piedini incrostati di bianco, che anche ora mentre dorme – sono le 23.00 – sono restati tali. Che mamma degenere, che deve fare gli esperimenti per le mammerisparmio che la seguono su facebook e la usa come cavia… 🙂

das piedini flor

Dicevo, all’inzio di questo post – il primo di questa sezione – che non avrei voluto cominciare così. Ma del resto non posso fare finta di nulla. I protagonisti della storia che sto per raccontare sono 3: papà Andrea, mamma Paola e il piccolo Luca. Luca non c’è più, probabilmente già lo sapete. Luca è quel bimbo di due anni che è stato dimenticato in auto dal papà per 8 lunghissime ore, senza che nessuno si accorgesse di lui, senza che nessuno potesse dare l’allarme che forse gli avrebbe salvato la vita. Povero angelo. Povera Paola, che oggi ha gridato al marito – sotto sedativi, piantonato in ospedale perchè temono possa togliersi la vita – “Come hai potuto dimenticarlo?”; povero papà, che mai si potrà perdonare di aver pensato più al lavoro che al figlio. Quel giorno, infatti, Andrea, manager stimato, aveva una presentazione importante che avrebbe potuto dare un’ulteriore spinta alla sua carriera.


Penso a Luca. Lo immagino mentre si risveglia, solo nell’auto, non capisce cosa succede – “perchè non sono all’asilo? Dov’è papà?” – comincia a piangere, piangere e piangere, chiamando invano la sua mamma. Fino a che stremato non ce la fa più. Questa scena continua a passarmi nella mente. Già mi impressionavano prima queste storie e ora che sono mamma mi toccano ancora di più.

E’ vero, come dicono, che potrebbe capitare a ognuno di noi?

Lo stress, il lavoro, una società che ci chiede sempre di più. A che pro, mi chiedo? Più soldi, più gloria, ma di cosa stiamo parlando? Eppure fino a qualche anno fa queste due parole mi facevano brillare gli occhi. Invece, poi, ho capito che i miei sogni erano altri: farmi una famiglia, incontrare un uomo da amare e che mi amasse. Flor è arrivata dopo, e ha completato il quadro.

Di tanto in tanto sui giornali parlano di sto benedetto downshifting, cioè l’arte del rallentare, del vivere meno freneticamente con il fine ultimo di assaporarsi ogni singolo attimo. Mai come oggi, credo ce ne sia una gran bisogno. Dovremmo tutti fare un passo indietro, guardarci allo specchio e chiederci “E’ veramente quello che voglio? Sto vivendo come mi piace?”. Nessun lavoro, nessun impegno, riconoscimento ti possono ridurre al punto di “dimenticarti” di tuo figlio. Quando è così, significa che qualcosa non va. E a pagare è stato un povero bambino di 2 anni. Ciao Luca.

 

 



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