OFFERTONA AL GIGANTE GIOCATTOLI 2X1, NE PAGHI SOLO UNO

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Mamme, papà…..tutti! In tutti i negozi Il Gigante fino al 6 novembre 2013 è in corso un’offerta davvero imperdibile.

Compri uno,  paghi uno, ritiri due!

L’importante è che appartengano alla stessa fascia di prezzo.  (5.90€, 7.90€, 9.90€, 14.90€, 19.90€). Quindi non serve che siano uguali, basta che costino lo stesso prezzo. Chiaro? 

Natale è alle porte per cui approfittatene. Il Gigante è presente soprattutto al Nord, cliccate qui per verificare quale punto vendita è più vicino a casa vostra. 

Spero di esservi stata utile, vostra Mammarisparmio 🙂

Ecco l’altra pagina del volantino con l’iniziativa

 

CONCORSO KINDER “POSSO AIUTARTI MAMMA?”, RACCONTA LE TUE IMPERFEZIONI

Comincia oggi il concorso targato Kinder Cereali che mette in palio la perfezione….semmai dovesse esistere! Comunque qui ci andiamo vicini mamme, perchè tutto quello che ci semplifica la vita è sempre ben accetto, vero? Soprattutto se parliamo di aiuti in casa, che non sono mai abbastanza.

Come si partecipa? Semplice, caricate un video o raccontate a Kinder cosa fate di imperfetto o come siete imperfette nell’arco della giornata.

Ogni giorno in palio cinque forniture di cioccolato kinder e grande estrazione finale con 10 CARTE “ORA” di Manpower: “tanti professionisti, dei più diversi settori, sempre disponibili a darti una mano, per un totale di 50 ore”.

Magariiiiiiiiiiiiiii! C’è tempo fino al 30 novembre 2013. Forza, scatenate la fantasia…io non mi devo neppure sforzare tante sono le cose imperfette nella mia vita. 🙂

Ma poi una vita perfetta è davvero così allettante o rischia di essere noiosa?

Per partecipare cliccate sull’immagine qui sotto.

 

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UNA FIGLIA “VIOLENTA” PER COLPA DI UN OROLOGIO?

L’orologio. Quando ero bambina lo chiamavano così quel segnaccio stampato sul corpo che ti trovavi addosso dopo una giornata all’asilo. La micidiale arcata superiore e inferiore della bocca di un bimbo o di una bimba tatuata sulla pelle.

Diverso quando a farli agli altri è tua figlia. Quel meraviglioso esserino, quella dolcissima gioia che tutti i giorni hai accanto e ti rende orgogliosa di aver compiuto quel passo straordinario e bellissimo, ma insieme traumatico, di diventare madre.

Accidenti, i morsi

Il tunnel dei morsi.

Una tragedia.

Una tragedia quando la maestra dell’asilo di Viola mi ha comunicato che: “Sua figlia ha dato un morso a Giulia”. Dio mio. Il mondo è venuto giù come i soffitti dopo una demolizione, le mie sicurezze si sono sbriciolate come pane secco.

Una tragedia.

Una sfilza di domande, in fila ordinata mi hanno riempito la giornata.

Cosa ho sbagliato?

Quali mancanze?

Perché questa violenza?

Stava sviluppando una personalità borderline?

Cosa fare?

Mi sono rivolta a chiunque per capire quale turbamento stesse affrontando la mia piccola Violetta. Non potevo sopportare che avesse queste evidenti manifestazioni di intolleranza nei confronti del prossimo. Proprio a me doveva capitare. Io, pacifista convinta.

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Dopo tre episodi, basta. Non l’ha più fatto.

Ho cancellato tutte le spiegazioni fornitemi da esperti e pseudo esperti: le stanno crescendo i dentini (a un anno e mezzo?), non riesce a spiegarsi bene (Viola parlava già un bel po?), ha bisogno di affermarsi nel gruppo (diventerà velina?), etc. etc.

E mi sono consolata con le parole di mia mamma, la nonna, che con tutto il cinismo che solo il grande amore per una nipote può giustificare mi aveva detto: “Maaahhh, cosa vuoi che sia un morso. E poi quella Giulia lì è proprio antipatica”.

Giulia è una bimba simpaticissima e dolcissima, Viola pure.

Oggi penso che i loro scontri/incontri le faranno crescere belle e forti

…..speriamo

 

Francesca Fradelloni, una Mammarisparmio

Questo post nasce in risposta a quello dove raccontavo di Babyrisparmio e il morso rimediato al suo primo vero giorno d’asilo (per leggerlo clicca sul link).

Ilaria, Mammarisparmio

 

20 RAGIONI PER CUI FARE UN FIGLIO TI “COLORA” LA VITA

 

Non molto tempo fa avevo chiesto alle fan di Mammarisparmio che mi seguono su facebook  di raccontarmi in poche parole cosa significasse per loro avere un figlio. La prerogativa era però di farlo in modo divertente, mettendo in luce anche quegli aspetti e quegli episodi per i quali, a volte, non sappiamo se piangere o ridere.

Beh, ne sono uscite fuori delle belle. Ecco cosa è venuto fuori! 😉

Avere un figlio è…

  • Perdere lessico e concentrazione perché ogni parte del cervello e del corpo sono totalmente dedicati alla nostra splendida creatura.
  • E’ cedere la punta cioccolatosa del Cornetto Algida senza batter ciglio…!
  • Essere contenta che le zanzare tigre banchettino con il tuo sangue, perchè preferiscono te a lui….
  • Non potersi più fare docce chilometriche, avere sempre compagnia, non vedere più la casa in ordine se non dopo le 22, non fare in tempo a sistemare qualcosa che arriva lui e la incasina tutto più di prima.
  • Sentire il nome “George” e pensare al fratello di Peppa invece che a Clooney!!!
  • E’ poter finalmente andare sullo scivolo e sull’altalena senza esser presi per matti “perché lo faccio x loro” e cedere la fine e l’inizio del salamino a loro quando prima avresti fulminato chiunque avesse provato a fregarteli 
  • Uscire di casa per comprarti un paio di scarpe e tornare con scarpe e pure vestiti per loro e te niente…
  • Andare in giro sempre con gli aloni sulle spalle, soprattutto finché sono piccoli..
  • E’ scordarsi di Beautiful e farsi dosi di Peppa Pig tutti i giorni.
  • E’ mettere la tovaglia di plastica perché sono arrivata a lavarne due nello stesso giorno
  • Concedergli l’ultima Dixi del sacchetto. Le rinunce alimentari sono le più dolorose…!!


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  • Avere sempre compagnia in bagno…quando almeno in quel momento vorresti un pochino d’intimita’!
  • E’ poter fare di nuovo gare di palloncini coi Big Babol e accorgerti che quando riesci a vincere esulti e sei più piccola di loro 
  • E’ dimenticarsi il gusto di farsi una bella dormita ..eppure alzarsi alle 5 col sorriso!
  • Regalare 200 dei miei adorati libri alla biblioteca per fare spazio alle sue cose!!
  • Pensare: “Chissenefrega!” dopo che tuo figlio ti ha dipinto sul muro appena pitturato 
  • Essere sul punto di uscire tutta carina per un battesimo e vedere che topino ha rigurgitato sulla tua maglia…passare un pannetto umido e dire: “Pace all’anima della maglia nuova e pulita”….
  •  Perderlo di vista un nanosecondo e ritrovare tutti i tuoi trucchi nel Wc
  • Dormire sul bordo del materasso in equilibrio precario perché lui vuole dormire abbracciato alla sua mamma!
  • Andare al mare, in montagna, in vacanza e non rilassarsi nemmeno un secondo (perchè le vere vacanze le fa il papà che resta in città!)

E per te che stai leggendo invece? Cosa significa “avere un figlio”? Ti viene in mente qualche aneddoto  divertente? Condividilo con noi: lascia un commento qui sotto. Grazie!

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PERCHE’ PARTORIRE MI HA TOLTO LA VOGLIA DI FARE UN ALTRO FIGLIO

Come Penelope tesseva la tela attendendo il suo Ulisse…io attendendo la mia Camilla, il giorno dopo la scadenza del termine previsto, tessevo la mia prima borsa in fettuccia e tra una contrazione e l’altra e il passare dei giorni senza che nulla succedesse, mi chiedevo se Camilla non avesse intenzione di farmi realizzare un vero e proprio trolley! No beh…all’arrivo della prima contrazione niente di preoccupante..riuscivo a sferruzzare anzi a “crocettare”, come si dice in gergo, tranquillamente e la mia prima creazione in fettuccia procedeva  serenamente. Al parto c’ero arrivata tranquillissima. Pensavo “beh ci sono passate tutte” e poi “in giro ci sono mamme con 3 o 4 figli”..”vuoi che non ce la faccia io!”…

Alla luce dei fatti, forse l’avevo presa troppo sotto gamba. Beh andiamo avanti, le contrazioni erano iniziate, ripeto ancora qualcosa di tollerabile e non molto frequente, ma man mano che passavano le ore si intensificavano.

E arrivò il giovedì notte.

Non l’ho mai amata la notte: i pensieri e le preoccupazioni si ingigantiscono, forse una reminiscenza mai risolta della paura del buio che si ha quando si è piccolini. Comunque quel giovedì notte dormire iniziò ad essere difficoltoso (ma che dico dormire, quello sarebbe stato pure fin troppo!); il mio desiderio più grande era semplicemente quello di poter stare almeno sdraiata da qualche parte e invece, dopo aver attraversato la famosa fase narrata anche dai manuali sul parto – quando ti prepari al parto e diciamo così il tuo corpo si libera – il mio rifugio era diventato la doccia. Riuscivo a stare solo lì: seduta, accovacciata, in piedi, attaccata alla parete, con il rischio reale di lì a poco di trasformarmi in una sirena!

Comunque ancora una notte e un giorno potevano essere tollerabili.

La mattina ovviamente sono andata in ospedale ma lì mi hanno mandato sbrigativamente a casa dicendomi che le contrazioni erano solo un pretravaglio e che la fase attiva del travaglio era ancora mooolto lontana.

E così iniziò il secondo giorno in attesa di Te.

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“Crocettavo” e quando arrivavano le contrazioni, come una brava allieva, mettevo in pratica ciò che avevo imparato in tre mesi di corso yoga che mi avevano talmente rasserenato l’anima e il corpo da sottovalutare forse ciò che mi stava aspettando. E arrivò ancora notte.  Era il 7 settembre, non riuscivo a chiudere occhio neanche a pregare in cinese, anzi in tibetano;  l’acqua continuava a scorrere sotto la doccia ed era l’unica a darmi un po’ di sollievo. Mio marito aveva fatto partire tutte le applicazioni possibili e immaginabili dello smartphone di cui mi aveva anche munito in sua assenza e le contrazioni erano registrate e calcolate al secondo.

Aumentavano sì ma continuavano a essere irregolari, ovvero inutili.

Sabato mattina finalmente, un evento che speravo avrebbe dato una svolta alla situazione. Si rompe il famoso tappo mucoso. In realtà, anche da manuale, non era segnalato come uno di quegli eventi che di lì a poco mi avrebbero fatto partorire, eravamo solo all’inizio, ma per me era il segnale che forse qualcosa sarebbe successo . Ma così non fu. Dopo due giorni e due notti senza chiudere occhio, il mio fisico non reggeva. Era sabato, mio marito era a casa e il mio tempo era scandito da docce o da momenti in cui riemergevo dall’acqua e mi aggrappavo a lui, unica posizione che mi permetteva di tollerare i dolori delle contrazioni.

La situazione in casa, mia mamma inclusa, cominciava a essere di tensione. Mi ricordo che sono scattate le prime telefonate alla ginecologa e che lei, la ginecologa, diceva a mia mamma (io non ero in grado di parlare) che avrei dovuto prendere la cosa sul ridere, che si trattava di pretravaglio e che tante sue pazienti in questa fase erano a prendersi il sole in piscina. Insomma come sentirsi una mezza calzetta.

D’accordo non mi sono mai sentita wonder woman, ma neppure una che non tollera il dolore. Cominciavo ad avere delle crisi di identità. Vado ancora in ospedale ma nuovamente mi rispediscono al mittente, io e mio marito ci siamo trasferiti da mia mamma che ha il letto matrimoniale (non in stile futon come il nostro, assolutamente sconsigliato quando ti trovi alle prese con le contrazioni) e soprattutto è munita di spaziosa vasca dove avrei potuto continuare il mio processo di trasformazione di polmoni in branchie e assistere alla comparsa della coda da sirena. Non posso spiegare in che stato fisico mi trovavo a quel punto e ovviamente non sto a dirvi che anche quella è stata una notte in bianco passata tra la sala al piano sotto (per non disturbare nessuno) camminando e respirando (avendo voglia però di urlare) e la vasca da bagno. Ovviamente non riuscivo più a deglutire cibo solido ormai da ore ma a quello neppure ci pensavo. L’unica cosa che pensavo è: “Ma questa bambina vuole uscire o no?” Stavo perdendo le speranze oltre che la forza e la fiducia in me stessa.

Finalmente arrivò la luce..si quella dell’alba. Mi ricordo che mio padre che di solito tende a sdrammatizzare ogni circostanza, alzò la voce: “O  adesso la ricoverano, se no vengo io all’ospedale.  Questa figlia se andiamo avanti così non mi fa più figli”.

Ripartì allora la carovana per l’ospedale. Ormai io non avevo nessuna voglia di parlare..mi visitarono per l’ennesima volta e visto le condizioni mi ricoverarono in reparto anche se la fase attiva non era ancora iniziata. “Dead woman walking”, questa ero io nella stanza del reparto e come compagna di avventura, una signora cinese appena partoriente che ogni due per tre si sentiva le mie urla disumane. Giuro, non ne potevo più e loro, all’ospedale, non facevano niente per farmi stare meglio.

Intanto mi domandavo: ma se non ero ancora in fase attiva e non avevo più forze, quando sarebbero arrivate le contrazioni vere, come avrei fatto a tollerarle?! Il solo pensiero mi faceva impazzire. Passarono le ore e forse per farmi sperare in qualcosa, l’ostetrica, che mi rassicurava in mille modi, mi disse che a mezzanotte avremmo fatto una visita per vedere la situazione e che se fossi entrata in fase di travaglio attivo mi avrebbero fatto l’epidurale. Anche perché, senza di quella, nelle condizioni in cui ero arrivata, non ce l’avrei fatta.

Arrivò la mezzanotte, la visita e l’arrivo dell’ostetrica che mi disse:  “Niente, ancora non siamo alla fase attiva”. Io scoppiai a piangere, ero in crisi nera. Non ne potevo più… giuro a quel punto, con tutta la volontà del mondo anche il Dalai Lama non sarebbe riuscito a trattenersi! L’ostetrica si consulta nuovamente con la dottoressa e alla fine mi dicono che provano a farmi un’iniezione di petidina “per vedere se rilassandomi succede qualcosa”. Se però questa non avesse fatto effetto avrebbero dovuto comunque aspettare almeno 6 ore per potermi fare l’epidurale. Ansia totale ma almeno succedeva qualcosa che mi avrebbe fatto, così dicevano, almeno riposare.

Ma io dico …ci voleva un genio a capire che dopo 4 giorni passati in piedi “forse” ero leggermente contratta e il mio corpo non riusciva a rilassarsi e di conseguenza io a dilatarmi!!??? Come far passare la voglia ad una donna di avere altri figli!

Iniezione di petidina fatta, riesco a chiudere gli occhi mezzora e pure mio marito. Poi tutto d’un tratto, una forte contrazione,  e finalmente si rompono le acque. Mi portano subito in sala parto. Camilla stava arrivando non ci potevo credere…ma  a quel punto non avrei piu’ tollerato alcun dolore.

In mezzora ero dilatata 5 centimetri.

Le mie gambe sul lettino non reggevano. Chiedo quindi all’ostetrica di turno di farmi stare da qualche altra parte. E sapete dove mi mettono? Su una bella sedia a dondolo. Non vi dico le contrazioni sulla sedia a dondolo che belle! Un’emozione unica. Di lì a poco, quando stavo per cedere e chiedere l’epidurale per i dolori insopportabili, sento arrivare le spinte. L’ostetrica si era assentata un attimo e io che non vedevo l’ora di tirare fuori Camilla l’ho chiamata urlando “Ostetrica….sta uscendoooo!”.

Mi rimettono sul lettino e vi dico che in 4, solo 4 spinte, il mio cucciolo è venuto al mondo! Spingevo anche quando non dovevo farlo tanto non ne potevo più. Nonostante tutto, certo, ne era valsa la pena….però quei ricordi non si cancellano! Anche perché non era esattamente finita. La placenta non è uscita e di lì a poco hanno fatto uscire mio marito con la piccola e mi  hanno fatto l’anestesia generale per il secondamento manuale. Insomma un’odissea per tornare all’incipit mitologico del mio racconto (Penelope che tesseva la tela).

Ed eccolo il mio capolavero. Però quanta fatica mi è costato!

Ed eccolo il mio capolavoro. Però quanta fatica mi è costato!

 

In tutto ciò però pensate che mio marito è riuscito anche a piazzare l’mp3 con casse in sala parto per fare venire al mondo Camilla con le musiche yoga che mi avevano accompagnato in gravidanza, come avevamo deciso. Almeno lei, Camilla, è nata serena! Meno male che non ha sentito i “mantra” che ho urlato per 4 gg quando non si decideva a venire fuori. Mamma un po’ sclerata, ma figlia serena.

Camilla è il più bel capolavoro e il lavoro più ben fatto della mia vita, però sinceramente quando ci ripenso, non so se sia giusto nel 2012 patire così tanto per avere un figlio tanto da farti passare la voglia di averne un altro.

Voi cosa ne pensate?

 

Raffaella Meazzi, una Mammarisparmio.

 

DETERSIVO PER LA LAVATRICE FAI DA TE, FACILE ED ECONOMICO

Ecco la mia ricetta per fare il detersivo casalingo che nulla ha da invidiare a quelli comperati al supermercato. Anzi, semmai il contrario…vista la differenza di prezzo!

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Vi serve un bel pentolone grande, all’interno del quale dovrete riscaldare 4 lt di acqua, quasi fino all’ebollizione. Dopo aver spento il gas si aggiunge un sapone di marsiglia di qualsiasi marca vogliate (anche quello che costa poco va benissimo e ne basta uno sui 300 gr – se avete quello da 250 g va bene lo stesso, ma mette un mezzo litro d’acqua in meno per essere sicure, che ad aggiungere si fa sempre in tempo!). Come? Grattugiatelo grossolanamente e buttatelo dentro l’acqua. Qualche istante e il sapone si dissolverà completamente. A questo punto aggiungete quattro cucchiai colmi di bicarbonato e….il gioco è fatto. Semplice, no?

 

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Il consiglio che mi sento di darvi è di fare queste operazioni la sera, così da lasciare riposare il tutto la notte intera (con il coperchio sopra). La mattina poi frullate con un quasliasi mixer e otterrete un detersivo liquido in tutto e per tutto. Io normalmente lo imbottiglio nei bidoncini da 5 lt dell’acqua che utilizzo per il ferro da stiro.

 

Come lo utilizzo?
Di solito ne metto due cucchiai dentro la vaschetta dosatrice della lavatrice. Non solo pulisce che è una meraviglia ma  inquina meno e non dà allergie alla pelle. Inoltre, se avete i bianchi (solo bianchi)  provate a lasciarli in ammollo tutta la notte…la mattina continuate il lavaggio e vedrete! Vi usciranno bianchi come la carta, parola mia!

E per ammorbidente? Semplice, utilizzo solo l’aceto. Per farvi capire, io con una bottiglia di aceto da nemmeno 1 euro vado avanti una ventina di giorni.
Va bene sia per la biancheria bianca che colorata a qualsiasi temperatura. Ma uso l’aceto anche per il pavimento e per le superfici della cucina perchè è un antibatterico naturale!


Tornando al detersivo, tenete presente che il composto ottenuto diventa poi una poltiglia densa; quindi, quando lo mettete nella vaschetta del detersivo spingetelo dolcemente dentro altrimenti rimane intero e rischia di non scendere giù nel cestello.


Per chi invece vuole metterlo direttamente nell’oblò oppure ha la vaschetta dosatrice al suo interno, consiglio di mettere i soliti due cucchiai di detersivo dentro un bicchiere e diluirlo lì con dell’acqua tiepida; a questo punto, una volta mischiato il tutto, potrete versarlo nella vaschetta o direttamente nell’oblò.
Se vorrete usare anche l’aceto come ammorbidente naturale riempite normalmente fino al segnetto la vaschetta dell’ammorbidente e se volete un pò di profumo aggiungete due gocce di profumo naturale comperato nelle erboristerie.

 

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Questo è il detersivo finito, pronto da mettere via!


Col sapone di marsiglia si può lavare la buccia della frutta meglio dell’Amuchina che è candeggina!!


Io ci pulisco il bagno, inumidendo prima la spugna, passandola poi sopra il panetto di sapone di marsiglia .. è fenomenale!
Prima spendevo un occhio della testa in detersivi, adesso solo 5 euro al mese!

Spero tanto di esservi stata utile,

Silvana Ticli, una Mammarisparmio come te!

 

P.S. Grazie a tutti per i tanti commenti, siamo felici che questo post vi abbia entusiasmato tanto 🙂 Detto ciò, vi chiediamo gentilmente, prima di fare le vostre domande, di controllare se queste non abbiano già ricevuto una risposta in qualche commento precedente. Grazie. 😀

P.P.S. Non dimenticare di indicare la tua mail in alto a destra per la Newsletter di Mammarisparmio, una ogni tanto eh!…così da rimanere sempre aggiornato sugli ultimi post: autoproduzione, promozioni, consigli e magari qualche risata! 🙂

 

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