Tutti gli articoli di Ilaria Cuzzolin

EMORROIDI DOPO IL PARTO, COME NE SONO USCITA

Oggi voglio parlare di un argomento sicuramente non piacevole, ma che interesserà certamente a tutte le donne incinte e a quelle che hanno partorito da poco. Sto parlando delle emorroidi.
Io, che non ne ho mai sofferto, ho avuto questo problema dopo entrambi i parti che ho affrontato.

Al mio secondo parto ho avuto la fortuna di incontrare un ostetrico che ha avuto la delicatezza di spingermele manualmente verso l’interno, accorciando moltissimo i tempi della mia guarigione.
Lo so, dopo il parto in quella zona è tutto gonfio e non è una passeggiata quando – una volta uscite dall’ospedale dopo tre giorni – si ritorna a casa e si prova ad andare in bagno.

Anche perché nel frattempo le feci si sono indurite e certamente sono più difficili da espletare. E ovviamente spingere è l’ultima cosa di cui avete voglia…

Le mie emorroidi (anche se perdevo un po’ di sangue quando andavo in bagno) non erano molto dolorose forse perchè prendevo degli antidolorifici che mi avevano dato per tenere a bada le contrazioni uterine e il fastidio dell’episiotomia.

emorroidi dopo parto naturale

Cosa mangiare e cosa evitare quando si hanno le emorroidi?

Innanzitutto il consiglio principale è quello di bere molto.
Poi bisogna mangiare quegli alimenti che ci permettono di far restare la massa fecale abbastanza morbida. Quindi sono sconsigliati i cibi irritanti come peperoncino, pepe, dolciumi e bevande gassate. Inoltre sarebbe il caso di non mangiare anche cibi che “intasano” come riso, carote, granoturco, patate ecc.
Per quanto riguarda frutta e verdura si ha il via libera, perché aiutano a lasciare le feci morbide.
Durante la gravidanza ho sofferto di stitichezza e in quel periodo mangiavo ogni tanto la manna, che nonostante il saporaccio ha fatto il suo dovere. E in più è un metodo naturale.

In ogni caso, quando andate in bagno, la respirazione è fondamentale. Non rimanete in apnea perchè bloccate le contrazioni intestinali ma fate lunghe inspirazioni e altrettante espirazioni, assecondando e ascoltando attentamente il vostro corpo.

Altro metodo per ridurre il fastidio provocato dalle emorroidi è quello di sedersi usando una ciambella (o un cuscino), in modo tale da non far aderire la parte dolorante su una superficie rigida. Uno dei tanti rimedi della nonna che si leggono nei forum dove si parla di emorroidi ma che vi assicuro dà il suo contributo importante.

Altro suggerimento potrebbe essere quello di fare frequenti bidet d’acqua tiepida in modo da tamponare il dolore o, previa consultazione di un esperto, applicare una crema rettale antiemorroidaria. Proctosoll-Gravidanza_infografica

Sul sito di Proctosoll, una nota crema per le emorroidi con una triplice azione antinfiammatoria, antipruriginosa ed anestetica locale, ho trovato quest’utile infografica, dove – come vedete – si consigliano anche gli indumenti da evitare assolutamente quando si hanno le emorroidi. Ci si concentra sempre sul cibo, ma anche il vestiario ha la sua importanza. Inoltre come vedete suggeriscono di partorire a carponi oppure sul fianco, per ridurre l’uscita delle emorroidi.

Per ulteriori informazioni visitate questo link

 

 

Buzzoole

BIMBI COL DIABETE DI TIPO 1: LA STORIA DI MAMMA ILENIA E MATILDE

Tutto era pronto per il primo compleanno di Anita. Dopo un’anno di allattamento al seno,  nottate in bianco, gelosie, non vedevo l’ora di festeggiare la sua crescita.
Per evitare che Matilde – sorella maggiore di “ben” 5 anni – si sentisse oscurata dalla piccola abbiamo pure pensato a una torta tutta per lei con la scritta “primo anno da sorella maggiore”.
Quella torta non è mai stata mangiata perché in quella serata quello che sembrava un semplice capriccio era in realtà il preludio della fine della nostra tranquillità.

I sintomi che mi facevano preoccupare

Era da settimane che la vedevo strana:era assonnata, litri e litri di acqua terminavano all’istante, ogni notte il letto zuppo di pipì tanto da ritornare al pannolino.
Di giorno poi era un lamento continuo.
Il pediatra più volte consultato dava sempre la colpa a un’ipotetico bisogno di attenzione dovuto dalla presenza della sorellina. Nonostante tutto il mio sesto senso mi diceva che non era questa la ragione del malessere di mia figlia e non mi sentivo affatto tranquilla.
bambini con diabete tipo 1

La mia bimba mentre gioca a fare l’insulina alla sorellina

Il tempo passava e i sintomi peggioravano. Aveva perso più di 5kg, non mangiava nulla e aveva ripreso a dormire durante il giorno, cosa che non faceva da anni!
Dopo l’ennesima visita in ambulatorio mi sono decisa di farle un semplice esame delle urine.
Era sabato, sicura di una cistite ero uscita a comprare il Monuril pediatrico, poi dritta in un negozio di giocattoli dove avevo adocchiato un monopattino tanto desiderato da Matilde.
Neanche il tempo di pagare che mi arriva una telefonata dal centro analisi dove mi esortano a portare la bambina immediatamente in ospedale.

La corsa in ospedale e la diagnosi di diabete di tipo 1

Ricordo ogni singolo momento di quel percorso in macchina. L’ho vissuto come a rallentatore ein quel momento la mia testa non ha smesso di pensare per un solo secondo.
In ospedale hanno rifatto tutte le analisi,la diagnosi è stata chiara: valore glicemico 780 diabete di tipo 1.
Ho ricordi confusi. Matilde che piangeva, mio marito che continuava a dire “siamo consumati”. Io ero presente solo fisicamente ma la mia mente si era come spenta, per protezione.
Tutto è successo troppo velocemente; ricordo parole come edema celebrale, coma diabetico, le facce confuse dei medici.
In elisoccorso fummo trasferite in un centro migliore. In ospedale ricordo il nostro passaggio nel corridoio e dalle stanze vedere sbucare tanti, troppi bambini.
Matilde non mi ha mai vista piangere. Tutto era un gioco: le corse con le flebo ,fingersi in aereo al posto che sul lettino, anche la sua prima insulina è stata una magia, nonostante il pensiero che mia figlia avrebbe avuto bisogno di bucarsi ogni santo giorno,per ogni santo pasto mi distruggeva.
metodi per far accettare ago bambini

Anche il cotone colorato aiuta un bambino a rendere il momento della puntura meno traumatico

Ricordo che l’infermiera parlò di farfallina e subito le raccontai che solo i bambini speciali se stanno fermi fermi possono, tramite quella penna magica sentire il bacio della farfallina nascosta li dentro.
La storia funzionò e ogni volta era sempre più brava.

Il ritorno alla vita di ogni giorno e la paura di sbagliare

Il giorno della dimissione provavo un misto tra felicità e spavento perchè tutto sarebbe stato sulle mie spalle: tempi di attesa ,dosi, punture. Proprio io che non le avevo nemmeno mai messo una supposta per paura di farle male!
I primi giorni sono stati molto impegnativi; mi sentivo come quando ero tornata a casa dopo i due parti. Tutto nuovo ,tutto da scoprire, preparare un pasto perfetto, dosi di insulina, far ruotare le varie parti del corpo in cui praticare l’iniezione, buchi nelle mani…e numeri quanti numeri!
“Sarà poca? Sarà molta?” mi chiedevo.
Notti a misurare, svegliata di notte per mangiare. E nel frattempo chiedersi perché proprio a lei.
Adesso per fortuna la nostra routine è cambiata e il diabete fa parte della nostra vita. La tecnologia ci ha dato una mano con il nuovo sensore Freestyle Libre che permette di misurare la glicemia senza dover pungere le dita. Grazie al sensore Matilde è tornata a scuola, nonostante le mie paure. L’ansia mi fa compagnia a ogni saluto davanti la scuola ma i bambini diabetici sono come tutti gli altri e devono fare tutto proprio come gli altri.

Il diabete di tipo 1 è una scocciatura ma basta seguirne le regole

Abbiamo da poco imparato a gestire molti cibi, tra cui anche una torta di compleanno o la sua tanto adorata pizza. 
Nonostante abbiamo iniziato a conoscere il diabete, il fatto di sentirsi “diversi” dal resto delle famiglie e il bisogno di confrontarsi con chi ha gli stessi problemi mi ha spinto a aprire una pagina Facebook in cui ci raccontiamo:  si chiama diab’Etica e se volete potete seguire qui le nostre avventure: https://www.facebook.com/diabeetica
Il nome è stato scelto con cura: diab sta’ per diabete, etica per l’ etica ossia il comportamento che è giusto seguire.
Perché alla tristezza della diagnosi abbiamo risposto con lo scoprire i lati positivi che questa nuova vita ci offre.
Firmato Ilenia Pi, fondatrice di diab’Etica
storie di genitori con bimbi diabetici

Eccomi, assieme alla mia bellissima bimba!

RENDERE UN TRASLOCO MENO TRAUMATICO GRAZIE ALLA NUOVA CAMERETTA

Cambiare casa, soprattutto per una famiglia, è un momento particolarmente stressante. Per traslocare in maniera rilassata, è utile mantenere un atteggiamento positivo e ricordarvi quali benefici porterà per voi e i vostri bambini. Per rendere il passaggio meno traumatico ai più piccoli, assicuratevi che la loro cameretta sia pronta fin da subito e tenete sempre a portata di mano i giochi a cui sono più affezionati. E poi una buona idea è quella di preparare una valigia con tutto il necessario per le prime notti.

Che cosa inserire?

  • le sue lenzuola preferite;
  • pigiama e un paio di cambi;
  • giocattoli e peluches a cui è più affezionato;
  • lucina per la notte;
  • spazzolino ed elementi per lavarsi.

Se i vostri bambini hanno un’età adatta, potete anche coinvolgerli chiedendogli di preparare, con la vostra supervisione, uno zainetto di cui saranno responsabili.

Perché rinnovare la cameretta?

Se il bambino è piccolino, l’ideale sarebbe cercare di ricreare una stanza il più simile possibile all’originale. Per cui se la bambina dormiva in una cameretta a tema Frozen, provate a ricreare la stessa atmosfera.

Se il bambino è più grandicello, il trasloco può anche essere l’occasione per rinnovare la cameretta e adattarla alle esigenze del vostro bambino che presto sarà un ragazzo e avrà esigenze tutte nuove (come per esempio una sedia ergonomica sulla quale passare diverse ore per i compiti).

Le tendenze in questo senso vedono un crescente interesse per l’aspetto ecologico ed equosolidale dei mobili.

L’obiettivo è creare un ambiente sano per i bambini, ma contemporaneamente tutelare le risorse del nostro pianeta e fare in modo che il lavoro sia etico e metta al centro gli interessi delle persone.

Ecco cinque consigli per avere una cameretta eco e sicura:

  1. Vernici ecologiche

Controllate che le pitture delle pareti e dei mobili siano atossiche e all’acqua, evitando smalti o vernici inquinanti. Per riconoscerle basta guardare l’indice di VOC (composti organici volatili) che deve essere bassa. Si tratta di composti chimici in grado di evaporare velocemente, negli ambienti chiusi, in particolare la formaldeide che deve raggiungere al massimo 0,124 mg/m3

  1. Pavimento in parquet o linoleum

Per il pavimento è da escludere il PVC, policlorulo di polivinile, derivato dal petrolio in combinazione con plastificanti e pigmenti colorati. Lo stesso discorso è valido per il laminato, che è formato da colle, che rilasciano formaldeide e per le moquette sintetiche.

Meglio preferire il parquet, in legno naturale, trattato con oli e colle senza formaldeide, ma anche il linoleum, composto da olio di lino, farina di legno e sughero e juta.

  1. Mobili in materie prime ecologiche

Quando scegliete i mobili assicuratevi che siano costruiti con pannelli in legno garantiti dalla certificazione LEB (Low Emission Board) e lavorato con sostanze a bassa emissione di formaldeide.

Un’azienda virtuosa, ad esempio, è Scandola Mobili di Verona, che propone soluzioni molto raffinate e colorate, utilizzando il legno massello di abete proveniente da zone a rimboschimento controllato, trattato con vernici a base d’acqua.

In alternativa, se volete spendere poco, potete rivisitare mobili usati vecchi mobili di seconda mano. Basta ridipingerli e sistemarli e il risultato sarà ottimo. Avrete, inoltre, contribuito ad allungare la vita di un elemento che altrimenti sarebbe stato buttato, riducendo anche la produzione dei rifiuti.

 La cameretta che cresce con loro

L’ideale per salvaguardare il nostro pianeta (e anche il portafogli) sarebbe comprare pochi elementi, da sfruttare per un lungo periodo. Per questo motivo molte aziende producono mobili multifunzionali, che si adattano alle diverse età dei bambini. Uno dei set migliori è Smart Kid di Andersen Furniture, con un lettino e una cassettiera che si trasformano in scrivania e letto vero e proprio.

  1. Tessuti lavabili ed ecologici

Uno spazio da predisporre fin da subito è un angolo “morbido”, in cui i bambini possono iniziare a fare i primi movimenti e successivamente giocare in piena libertà. Per questo è indispensabile un tappeto soffice ed accogliente.

Ci sono moltissime alternative online, in particolare sono da preferire quelle con materiali atossici, anallergici, in fibre naturali e completamente lavabili, per garantire la massima igiene.

Lenzuola e cuscini

Lo stesso vale per coperte e lenzuola, ma soprattutto per i cuscini. In commercio ci sono moltissime possibilità, sono da preferire quelle equosolidali ed ecologiche.

Un esempio sono i Cuscinotti di Vango anch’io, realizzati con parti di tessuto di riciclo a forma di animale (per ora balena, capodoglio ed elefante). Ogni prodotto è unico e aiuta a recuperare materiali di scarto.

Una cameretta da progettare insieme

L’importante, quando si progetta una nuova cameretta, soprattutto dopo i traslochi, è mettere al centro i propri bambini e farli sentire coinvolti, lasciando spazio alle loro passioni e stimolandone la creatività.

Perché non scegliere insieme i colori per le pareti e ricavare uno spazio in cui può disegnare liberamente, come un muro rivestito con una lavagna, oppure una zona in cui può leggere e studiare in tranquillità?

Queste sono alcune idee per ottenere una cameretta ecologica e sicura a portata di bambino, lasciando spazio anche alle proprie esigenze e specificità di ognuno.

10 IDEE RISPARMIO CHE FANNO BENE ALL’AMBIENTE

Una delle cose di cui non mi capacito è perché ancora molta, troppa gente sia così poco sensibile all’ambiente. Sarà l’età che avanza ma sono diventata proprio intollerante. Quando vedo un genitore che butta un mozzicone di sigaretta al parchetto, mi sale ancora più furia! Non dico nulla per evitare scontri davanti a mia figlia, ma sapete quanto incida sull’ambiente e sulle nostre tasche quel mozzicone (oltre al fatto che un bimbo piccolo possa metterlo in bocca)?

Tanto!

Ricordate l’immagine di quell’orso polare ridotto pelle e ossa che di recente ha fatto il giro del mondo? Sono sicura che un giorno non troppo lontano ascolteremo anche la notizia della sua estinzione. È già successo in passato con altre specie quando era la natura a dettare legge.

Ma in questo caso la colpa sarebbe unicamente nostra.

Questa settimana mi sono divertita a provare il chatbot messo a punto da Vaillant –  marchio noto per le caldaie – per l’iniziativa The Green Evolution, iniziativa che vuole liberare lo spirito green in ognuno di noi!

gaia green evolution

Un chatbot è un software che interagisce con voi a vari scopi. Quello di Gaia – questo il suo nome – è davvero meritevole perché insegna a essere persone più attente all’ambiente stimolandovi con piccole sfide.

Mettetevi subito alla prova chattando con Gaia sul vostro Messanger di Facebook! Vi renderete subito conto come basti così poco per influenzare positivamente le sorti della Terra. Gaia, infatti, vi spiega anche le conseguenze positive della vostra azione, oltre a premiarvi con dei badge esclusivi quando riuscite nell’impresa. E poi, siete voi a decidere ogni quanto farvi stimolare con una nuova sfida!

badge vaillant

10 consigli di Gaia per inquinare meno e risparmiare

 

 

  • Chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti

Ho dovuto aspettare di conoscere mio marito per imparare a chiudere il rubinetto. Che spreco se ci ripenso! Ammetto che la pigrizia e la fretta mattutina remavano contro. Invece è solo questione di abitudine. Abitudine che mio marito – cresciuto in Colombia dove l’acqua costa cara – per fortuna è riuscito a trasmettermi.

  • Tenere il riscaldamento un po’ più basso: non superare mai i 26°

Basta un grado, quel grado che nemmeno ti accorgi che non ci sia, per risollevare le sorti della Terra. Certo, servirebbe che tutti agissero allo stesso modo…ma io sono tra quelle convinte che un oceano sia fatto di tante gocce e allora perché non provare?

  • Innaffiare le piante con acqua riciclata

Come dice Gaia, perché non usare l’acqua con cui si sciacquano la frutta e le verdure per innaffiare le piante di casa? A loro non cambia nulla ma per noi sì. E poi diventi ufficialmente Re o Regina del Rubinetto, vuoi mettere?

  • Non comperare più pile normalipile energizer riciclate

E quali dovresti usare come alternativa? Quelle ricaricabili, naturalmente. Soprattutto se sei genitore sai bene che le pile non bastano mai in casa. Quindi fatti furbo e acquista delle batterie ricaricabili. Risparmierai un sacco di soldi a fine anno e il Pianeta ringrazierà.

  • Compera e bevi alla spina

Acquistare prodotti sfusi senza l’ausilio di confezioni di plastica permette di tagliare i costi perché quegli imballaggi hanno un prezzo davvero salato. Ricordo che quando mio marito venne in Italia (la sua prima esperienza in un Paese Occidentale) rimase molto colpito da come fosse tutto eccessivamente confezionato. E allora w le cose alla spina, birra compresa (il che non è assolutamente un sacrifico!).

  • Utilizzare carta riciclata per confezionare i pacchi regalo

Quando ricevo un dono faccio sempre attenzione a scartare la carta con cura, senza strapparla così da poterla riutilizzare per confezionare regali a mia volta. Se proprio non riesco a recuperarla, preferisco usare le buste regalo che potranno essere utilizzate come dei sacchetti

  • Non regalare fiori recisi ma piantine e se è Natale scegli un albero artificiale

I fiori muoiono nel giro di poco le piantine invece “mangiano” l’anidride carbonica e producono ossigeno. Come per i fiori, anche agli alberi vengono recise le radici e per questo non superano l’inverno. Ha senso tutto ciò?

  • Non prendere l’auto per i viaggi più lunghi

Perché non optare per il treno quando si tratta di affrontare un viaggio lungo? Non solo è una scelta più green e comoda, perché in treno si può leggere, chiacchierare e riposare, ma perché spesso si fa anche prima! E in più è un viaggio decisamente più sicuro (se poi prenoti per tempo anche più economico).

 

  • Se devi stampare usa la modalità fronte-retro

Ecco un esempio banale di come un gesto quotidiano, se fatto in maniera diversa, possa fare una differenza pazzesca. Pensate se tutte le stampe che vengono inviate ogni giorno nel mondo fossero fronte retro? Cambierebbe. E tanto!

  • Usa solo lampadine a risparmio energetico

Sembra una scelta scontata lampadine ledeppure tanta gente preferisce spendere quei 5-10 euro in meno al momento dell’acquisto ma pagali poi in bolletta. Una scelta del tutto irrazionale.

Se, come me, Gaia vi ha convinti a mettervi alla prova con queste e molte altre piccole (ma grandi) sfide, fatelo subito cliccando qui: http://bit.ly/TheGreenEvolution

È facile, super divertente, interessante e gratuito…come è gratuito essere persone più attente all’ambiente. E allora, perché non esserlo?

 

 

 

ALLATTAMENTO, STAVO PER MOLLARE PER COLPA DI QUELLE MEZZE VERITA’

Allattare non è facile.
Al corso preparto ti indottrinano sulle posizioni più comode per l’allattamento, ti dicono quanto sia importante per contrastare il tumore alla mammella.

  • Che sarebbe meglio se allattassi a richiesta;
  • che è tanto comodo perché sempre pronto e alla giusta temperatura;
  • che è un momento unico tra la mamma e il bambino…

Anche su Facebook leggevo solo grandi cose sull’allattamento.

Tutte cose giuste.

Ma perché nessuno ti dice quanto sia psicologicamente difficile allattare?

Allattare è faticoso: fisicamente e soprattutto mentalmente.
Persino quando va tutto liscio, come nel mio caso: quando latte ne hai e tua figlia si attacca come se non avesse fatto altro nella vita (e in effetti è così!).
Ma è quando sei a casa e tuo marito è rientrato al lavoro che comincia poi la parte difficile. E’ una mora cinese dove perdi sempre. Se tu hai fame e lui ha fame, è tuo figlio ad avere la precedenza. Se tu hai sonno e lui ha fame è sempre lui ad avere la meglio. Non importa se siano le tre del mattino e se il tuo seno venga spesso scambiato per un ciuccio.
La verità è che tu non vinci mai, aggiungo, giustamente. Ma a volte è snervante.
E’ dura quando i tuoi bisogni primari come mangiare, dormire, andare in bagno – ma anche una semplice passeggiata quando vuoi tu – vengono minati di punto in bianco.
La vera sfida dell’allattamento è proprio questa: riuscire ad annullarsi per il proprio figlio da un giorno all’altro. E’ questa quella mezza verità che non mi avevano detto al corso preparto. Ed è un peccato.
Perché molte smettono proprio perché non arrivano pronte a questo appuntamento, e mollano il colpo.
Io pure stavo per cascarci: “Ma queste sono matte!” ho pensato. Non credevo sarebbe stata così dura all’inizio dell’allattamento e così quando mia figlia aveva due mesi ho pensato di prendere le famose pastiglie per far andare via il latte. Rivolevo la mia libertà. Per fortuna ho tenuto duro e ho superato quel limbo in cui mi trovavo. Mi ha aiutata tanto il tiralatte che mi ha permesso di riappropriami di piccoli spazi vitali che mi hanno aiutata a vivere questo momento con più serenità e non come una schiavitù.

Così serena, che ho smesso di allattare Flor che aveva due anni e mezzo!

Una delle sue ultime poppate. Qui aveva compiuto due anni da poco più di una settimana

Johnny, mio marito è sempre stato felice di dare il latte alle nostre bimbe e provare quella sensazione di chi dà nutrimento. Infatti, è capitato che mi chiedesse appositamente di tirarmi il latte per poter dare loro il latte.

Mio marito, agli inizi, le dava ogni tanto il latte che mi tiravo dal biberon, così da concedermi una pausa parrucchiere.

Anche con Tiara, che compie ora un anno, abbiamo fatto la stessa cosa.
Con lei ho avuto la possibilità di provare il tiralatte elettrico Easy Comfort di Avent Philips.
tiralatte easy comfort philips aventtiralatte easy comfort philips aventPiccolino e quindi molto pratico anche per quelle mamme che hanno la necessità di tirarsi il latte quando sono al lavoro, il tiralatte Easy Comfort mi è piaciuto perché imita alla perfezione il ritmo di suzione del neonato e svuota quindi rapidamente il seno in modo naturale.

Trovate quattro velocità disponibili – sia per la fase di stimolazione che di estrazione – ma sinceramente io ho sempre utilizzato la seconda e basta (anche se questa è una cosa molto personale, dipende un po’ dal vostro seno e dalla vostra produzione di latte).
Al suo interno trovate anche un biberon da 125 ml dove riporre il latte. Segnalo che i materiali non contengono BPA.

Il dettaglio che però, per me, fa davvero la differenza è la conformazione della coppa da poggiare sul seno, che crea un sottovuoto perfetto senza premere sul seno grazie ai petali petali morbidi (quelli che poi ritrovate anche nelle tettarelle dei biberon Philips Avent).

tiralatte medela swing

Vi sconsiglio i tiralatte manuali che pure avevo provato con la mia prima bimba e che per fortuna subito abbandonato. Sono snervanti! Ci si mette moltissimo tempo a estrarre il latte e dopo un po’ ti devi fermare perchè ti fa proprio male la mano.

Con Tiara, quando ho voluto andare dal parrucchiere, farmi un massaggio, mi sono tirata il latte e lasciato la piccola alla nonna senza avere l’ansia che scoppiasse in pianti disperati.

Mi sono concessa anche qualche uscita con mio marito perché sento il desiderio di coltivare anche la coppia, soprattutto ora che le bimbe sono due e il tempo per noi è sempre ridotto al minimo.
Questo senza mai privarla del mio latte che resta sempre la scelta migliore per un neonato.
Ma anche una mamma e un papà in armonia sono la scelta migliore per mia figlia.

allattamento al seno difficoltà

QUANTO SI RISPARMIA CON I PANNELLI SOLARI? GLI INCENTIVI PER GLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI

Quanto costano i pannelli fotovoltaici, quelli solari termici e la loro installazione? Quanto si risparmia grazie al loro utilizzo e in quanto tempo? Quali sono gli incentivi 2018 disponibili per sfruttare l’energia solare? Tutte le risposte

 

Il fotovoltaico e le energie rinnovabili rappresentano un investimento per la tua casa, nel lungo e nel breve termine. È un modo per ridurre i costi della bolletta elettrica e dell’acqua calda, che non danneggiare il pianeta.

La spesa di installazione per un impianto che produce 3 kWh, adatto ad una famiglia media di quattro persone, si aggira sui 7.000 – 9.000 €, incentivi esclusi.

incentivi per mettere i pannelli solari

 

Quanto tempo ci vuole per ammortizzare la spesa degli impianti fotovoltaici?

Il risparmio annuo permette di coprire il 70- 80% dei costi iniziali e l’impianto ha una durata di 20 – 25 anni. Per ammortizzare del tutto i costi, sono necessari dai 6 ai 12 anni, a seconda dell’irraggiamento della zona in cui vengono installati. Nel sud Italia, sicuramente, sarà più forte rispetto al nord, per cui l’investimento si ripagherà più velocemente.

Le differenze tra i vari pannelli solari in commercio

Puoi decidere se installare pannelli fotovoltaici che producono elettricità o quelli solari termici che, invece, servono per l’acqua calda sanitaria e per il riscaldamento.

  • I primi sono più costosi e hanno bisogno di più chilowatt per produrre energia sufficiente ad un’abitazione, ma garantiscono un risparmio superiore.
  • La seconda tipologia, invece, è più a buon mercato (ha un costo massimo di 1500 €) ed è necessario un solo pannello, la convenienza sulla bolletta, però, è inferiore.

Come ottenere il massimo da questo investimento?

Se decidi di installare un impianto di questo tipo, tieni sempre presente questi consgili:

1. Affidati a professionisti del settore

Dal momento che si tratta di un investimento di una certa consistenza, il lavoro deve essere fatto a regola d’arte. Per avere questa sicurezza, rivolgiti sempre ad esperti del settore. Prima di firmare un contratto, confronta sempre almeno tre preventivi per l’installazione di impianti fotovoltaici. In questo modo potrai renderti conto della convenienza o meno dell’offerta che ti viene fatta.
Se il prezzo finale è troppo basso, però, analizza bene tutte le voci incluse nel preventivo, per non ritrovarti con pannelli costruiti con materiali scadenti, oppure senza la garanzia di assistenza per l’installazione.

pannelli fotovoltaici

2. Sì al fai da te solo se sei veramente esperto in materia 

È possibile comprare su internet il kit e provvedere da soli all’installazione, ma è un’alternativa consigliabile solamente per chi ha molta esperienza nel campo e vuole scegliere personalmente i materiali delle singole parti dell’impianto. In ogni caso, per il solare termico, è obbligatorio affidarsi ad un professionista certificato. Considera, infine, che per rientrare con i costi in tempi brevi, la progettazione deve essere molto curata.

3. Scegli i pannelli migliori

Molti pannelli fotovoltaici sono costruiti con il tellurio di cadmio, materiale che, secondo la a normativa europea, è tossico e inquinante. Questi prodotti sono anche difficili da smaltire, perché non possono essere bruciati e neanche riciclati.
Per essere sicuri di avere un prodotto di qualità, la prima regola è, ancora una volta, diffidare dei prezzi stracciati, oltre a controllare sempre la provenienza dei pannelli. Sono da evitare quelli prodotti in Estremo Oriente che di solito non hanno nessuna garanzia di atossicità, mentre è meglio optare per aziende italiane o europee.
Esistono diverse certificazioni, in particolare quelle di enti come KIWA e IFI, che assicurano una produzione ecocompatibile, senza l’impiego di questi materiali pericolosi.
Se decidi di comprare un kit online, controlla le certificazioni che offre, oppure chiedi informazioni ai professionisti del settore.

4. Installa anche un sistema di accumulo

Per la resa dell’impianto, è importante anche avere un sistema di immagazzinamento, grazie al quale potrai sfruttare anche energia in eccesso e riutilizzarla quando sarà necessario. In questo modo non sprecherai neanche una chilowattora prodotta in maniera ecologica e a costo zero.

Si tratta prevalentemente di batterie di due tipi:

  • al litio (750 fino a 1.200 €/kWh),
  • oppure al piombo, più economiche, intorno ai 300 – 400 €/kWh.

Il costo finale, per tutto il sistema, è intorno ai 5.000 – 6.000 €, ma permette di arrivare ad un risparmio in bolletta pari al 90%.

5. Richiedi gli incentivi statali

Grazie agli incentivi statali, fino al 31 dicembre 2017 è previsto un rimborso del 65% della spesa sostenuta, suddiviso in rate uguali per 10 anni.
Queste sovvenzioni fanno parte della Legge di Bilancio, che è stata appena prorogata anche per il prossimo anno dal Senato, all’interno delle misure per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili; l’Ecobonus 2018.
Possono usufruire di tutti gli incentivi tutti coloro che proprietari di un immobile, facendone richiesta attraverso il 730, in fase di dichiarazione dei redditi.

È necessario solamente:
• compilare la scheda fornita
• Indicare gli interventi portati a termine
• presentare una certificazione energetica dell’immobile se richiesta, un’attestazione da parte di un tecnico abilitato sull’effettiva corrispondenza con i requisiti previsti e le ricevute di pagamento.

Questi cinque punti riassumono tutte le principali informazioni sul costo dell’installazione del fotovoltaico e fanno emergere come convenga ancora investire in questo settore.