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PERDERE PESO DOPO LA GRAVIDANZA, PERCHE’ NON DOVETE CEDERE AL FAI DA TE

Tante volte abbiamo parlato di peso in gravidanza e soprattutto peso nel post gravidanza.
Come sapete, con entrambe le bimbe ho messo su parecchi chili: circa una ventina e forse anche qualcosa di più dato che poi, nell’ultimo mese, ho smesso proprio di pesarmi. Non volevo soffrire troppo anche se non ho mai avuto paura di non tornare come prima della gravidanza.
La parte più difficile, per me, è stata quella dei primi mesi: quando la pancia cresce ma ancora non si percepisce bene quella rotondità che ti fa dire “guarda, una donna incinta!”. Nei primi mesi è solo pancetta, per cui la gente – te compresa – ti pensa più come una un po’ grassottella a livello addominale.
Io poi, essendo anche alta, ero la classica magra con la pancia. Orribile, no?

Rispettiamo i tempi di una donna che ha partorito da poco

 

Se mi seguite su Instagram sapete bene che sono una sostenitrice della #dietadellafelicità, un hashtag che ho coniato per tutte le neomamme come me che non ci stanno a mettersi a dieta subito dopo la gravidanza, soprattutto durante l’allattamento.
Pensate che durante le prime fasi dell’allattamento, alla mamma servono circa 500 Kcal al giorno in più per produrre il latte. Per cui se voi ascoltate il vostro corpo e seguite i suoi bisogni, dimagrirete senza fare sforzi.

 

Diffidate da chi vi contatta su Facebook per offrirvi sostituti del pasto, beveroni

…senza sapere chi siete,il vostro vissuto ma solo perché vuole vendere a tutti i costi, attratta dalla foto del vostro profilo che abbraccia un fagottino appena nato.

Come ho perso peso dopo aver partorito

Grazie all’allattamento con la mia prima bimba ho perso tutti i chili che mi erano rimasti dopo il parto; con Tiara, dopo nove mesi, me ne restano ancora due/tre ma non mi cruccio affatto. Mi sono data un anno di tempo.

L’allattamento, come ben sapete, è l’alleato numero uno per ritrovare la forma subito dopo aver dato alla luce i vostri bambini. Col parto, entrambe le volte, ho perso circa 8 kg, poi un altro paio nelle prime due settimane. Per cui, dopo, i chili da smaltire erano più o meno dieci.
La prima regola quando si parla di chili in eccesso dopo una gravidanza è quella di non avere fretta, né a tavola né per raggiungere il peso-forma.

perdere peso durante allattamento

Mai fare le foto ricordo a 9 mesi perchè si è davvero troppo “gonfie”. Qui ero incinta di 7 oppure 8 mesi, non ricordo

Cercate anche di essere realiste. E tenete conto che il fisico, con l’età e un pancione più grande di un cocomero, cambia e subisce un piccolo stress. Se, come me, odiate l’attività fisica, siate pronte ad accettare di avere un corpo meno tonico.
Amen, non si può avere tutto.

Non cerchiamo la perfezione, questo no. Però tutte vogliamo una cosa: stare bene con noi stesse. Questo sì.

Non tutte hanno la fortuna di perdere peso durante l’allattamento. Oltre alla fretta, un altro nemico da combattere è lo stress e quando si ha un figlio lo stress psicofisico è immenso. La vita cambia repentinamente e trovare un nuovo equilibrio non è sempre facile e immediato.
La mia amica Ale è una di quelle che non è riuscita a perdere peso dopo la gravidanza. Anzi, è persino ingrassata durante l’allattamento perché mangiava per stress.
Il fatto di aver avuto due figli uno dietro l’altro non l’ha certamente aiutata a ritrovare subito il peso-forma. E quando lo stress vince allora vale la pena rivolgersi a un dietologo che ci guidi verso la strada giusta.

Il supporto del dietologo

Quando non ce la si fa da soli e i chili da perdere sono parecchi (la mia amica Ale avrà almeno 15 kg di peso in eccesso), la soluzione migliore è quella di prendere un appuntamento con un dietologo esperto che possa seguirti dal punto di vista nutrizionale e psicologico. Ale, che non aveva idea da chi andare, ha trovato la sua dietologa di fiducia su iDoctors, un sito dove poter prenotare le visite mediche con diversi specialisti e dove si possono anche leggere le “recensioni” sui dottori grazie all’esperienza dei pazienti che ci hanno preceduto.

L’Ale quando era incinta della sua prima bimba. Dopo poco più di un anno era già incinta della seconda

La dottoressa che la segue sembra molto brava. Le ha preso tutte le misure, comprese quelle dei rotoli di grasso su schiena e addome, utilizzando una specie di pinza. Le ha detto che seguendo la dieta da 1300 kcal che le ha fornito potrà perdere, nel primo mese, fino a 4 kg.
Se anche voi vi ritrovate con qualche chilo di troppo da smaltire, sappiate che in occasione della giornata mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre) su iDoctors potrete prenotare una visita scontata con i dietologi della vostra zona aderenti all’iniziativa. Tenete conto che – a discrezione dei medici – la promozione potrà durare anche nei giorni seguenti.
Il fatto di sentirsi accompagnate, sostenute in questo percorso, fa la differenza. Anche il fatto di doverci mettere la faccia, mese dopo mese, sapendo che dall’altro lato c’è una persona che si aspetta un risultato, ci sprona a fare bene.
E allora in bocca al lupo alla mia amica Ale!

 

BAMBINO CON LA FEBBRE: 13 COSE DA FARE E NON FARE ASSOLUTAMENTE IN PRESENZA DI FEBBRE

In questo post risponderemo con l’aiuto del pediatra ai seguenti dubbi (e molti altri):

Meglio la Tachipirina o il Nurofen? Quando non dare mai quest’ultimo? Quando somministrarli, dopo 38 e mezzo di febbre o prima? Quando chiamare subito il pediatra in caso di febbre? I rimedi della nonna sono validi? Quale è davvero pericoloso? Con che tipo di dolore correre subito in ospedale?

 

Tiara ha cominciato da poco l’asilo nido. Non è stata una scelta facile perché, si sa, asilo = primi malanni. E infatti proprio in questi giorni che stiamo facendo l’inserimento, ha già il nasino che cola.

Amen.

In giro si sente dire che sia meglio che si ammalino da piccoli, “perchè tanto prima o poi le devono fare”.  E in effetti, la varicella fatta a 4 anni è una cosa, a 25 anni è ben altra!

Meglio però evitare che si ammalino prima dell’anno di vita.
Questa è una fase molto delicata, perchè il neonato non può assumere alcuni farmaci utili a debellare alcune malattie. Ovviamente non sono io a dirlo ma gli esperti. Adesso vi spiego subito meglio!

L’altro giorno sono andata a un evento davvero interessante dove si parlava di febbre e di dolore nei più piccoli, un’occasione per presentare alle mamme blogger la Casa Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano (con il patrocinio di Regione Lombardia), e il contributo non condizionato di Reckitt Benckiser.

Durante questo incontro è stato davvero illuminante l’intervento del dottor Jacopo Pagani, pediatra e spesso e volentieri in turno al pronto soccorso del Sant’Andrea di Roma. Insomma, proprio l’uomo che fa al caso nostro e che di febbre e dolore nei bambini se ne intende.

dottor pagani roma

Il dottor Pagani mentre risponde ai dubbi di noi mamme su febbre e dolore

Ecco 13 cose che dovete assolutamente sapere in caso di febbre nel bambino: cosa fare ma soprattutto cosa non fare, in base all’età e al peso del vostro piccolo.

  • La febbre non è il male assoluto. E’ vero, noi mamme abbiamo un attacco d’ansia appena vediamo alzarsi le lineette del termometro e dichiariamo subito guerra alla febbre. Ma la febbre non è la malattia da sconfiggere, è solo un sintomo. La temperatura corporea si alza per proteggere l’organismo dato che i germi vivono male in un ambiente troppo caldo. La febbre è dunque un alleato e non un nemico sul quale accanirsi a tutti i costi.
  • Segui la regola dei tre giorni.  I medici usano questa regola, normalmente, per poter fare una diagnosi certa dopo la comparsa della febbre perchè spesso la febbre annuncia una malattia che si manifesterà dopo. Pensiamo alle malattie esantematiche che cominciano con la febbre e poi compaiono a distanza di giorni sulla pelle del bambino. Quindi prima di intervenire con dei farmaci – sempre che non ci sia uno stato di particolare malessere nel bambino – è possibile aspettare questo lasso di tempo per capire quale cura sia la migliore. E’ anche vero che nel giro di tre giorni, normalmente, la febbre scompare del tutto. Consultatevi sempre con il vostro pediatra di fiducia in ogni caso tenendo conto che, convenzionalmente, si riconosce uno stato febbrile dai  37 gradi e mezzo in poi.
  • Il punto più sicuro e corretto dove misurare la febbre è sempre e solo sotto l’ascella. No a misurazioni rettali, orali e nell’orecchio (quest’ultima tecnica va bene solo in ospedale dove ci sono termometri realmente sensibili che costano centinaia di euro e non come qulli che abbiamo a casa). Dentro l’organismo la temperatura è sempre più alta. per questo questi metodi sono meno precisi, troppo variabili. Anche con i neonati la misurazione ascellare della febbre è sempre la scelta migliore. “Certo non è facile, lo sappiamo, ma esiste sempre la tecnica del placcaggio – ha scherzato il pediatra – E se si sta cercando di misurare la febbre a un bambino che nel frattempo sta cercando di distruggere casa, corre avanti e indietro, probabilmente non c’è nemmeno bisogno di misurargliela”.

febbre a 38,5 tachipirina

  • Il bambino con la febbre può uscire di casa se la febbre è di quelle che non lo abbattono a letto e fuori la temperatura è calda. Se ci troviamo in montagna oppure fuori è inverno, allora è meglio evitare.

Se trovi interessante questo post, non dimenticare di lasciarmi un like nei pulsanti dei social che trovi qui nella pagina GRAZIE 🙂

  • I farmaci vanno somministrati al bisogno. Normalmente ci viene detto di dare la tachipirina una volta che la febbre supera i 38 e mezzo. La regola da seguire però è un’altra: osservare i vostri figli e capire il loro stato di malessere. Un bambino con 39 di febbre ma vispo e ancora vivace che guarda serenamente i cartoni non ha bisogno di assumere un farmaco; al contrario un bimbo con 38 può mostrarsi abbattuto, apatico e aver bisogno di un antiepiretico. Per dire…anche la febbre a 37 e mezzo in un bimbo che dorme tutto il giorno può essere pericolosa ed essere l’anticamera della meningite. Riassumendo: guardiamo come stanno i nostri bimbi e usiamo il buon senso. Se la febbre torna, dopo il farmaco, continuiamo a osservarli, a vedere come stanno e decidere di conseguenza se somministrare di nuovo la tachipirina o l’ibuprofene aspettando le ore necessarie tra una somministrazione e l’altra (!!!) così come trascritto nel foglietto illustrativo.
  • La differenza tra la tachipirina e l’ibuprofene (tipo il Nurofen, sicuramente il più conosciuto) è che quest’ultimo è anche un antiinfiammatorio e dunque combatte meglio il dolore. Se la febbre è conseguenza di un’otite, per esempio, è il caso di dare il secondo.  La tachiprina si può prendere anche a stomaco vuoto, l’ibuprofene va preso a stomaco pieno…che non vuol dire aver mangiato una cotoletta! Possono bastare anche 50 ml di yogurt. Per essere un FANS (ovvero uno di quei farmaci antiinfiammatori non steroidei – non cortisonici) non è gastrolesivo tant’è che l’AIFA, l’Agenzia italiana del Farmaco ne ha permesso la commercializzazioni anche tra i minori. La cosa importante è non dare mai l’ibuprofene in caso di varicella e sotto i 5,6 kg di peso. Mai!
  • Lo sciroppo e le gocce sono da preferire alle supposte perchè permettono di dare il dosaggio perfetto in base al peso. La supposta, invece, ha l’indubbio vantaggio di poter essere somministrata in caso di vomito ma se l’ampolla rettale è piena di feci, il rilascio del farmaco avverrà più lentamente.
  • Ci sono due casi in cui è necessario chiamare il medico immediatamente: se il neonato ha meno di 30 giorni (anche se bassa!) e se supera i 38 gradi fino a tre mesi. Oltre ai casi elencati nell’infografica qui sotto.
    febbre quando chiamare il dottore
  • I vecchi rimedi della nonna non vanno assolutamente bene perchè ingannano noi e l’organismo del piccolo. La febbre scende di mezzo grado per breve tempo per via di uno shock termico che facciamo subire al bambino. E’ un’illusione. E’ come fare la sauna e poi correre tra le nevi…ovvio che la temperatura scende ma, in breve tempo, è destinata a risalire. Le spugnature con l’alcol non sono solo da evitare ma sono proprio pericolose. In letteratura scientifica sono riportati diversi casi di bambini che sono finiti in coma etilico proprio perchè l’organismo dei più piccoli non è in grado di metabolizzare l’alcol e viene assorbito a livello epatico.

spugnature alcol contro la febbre

  • Il bambino con la febbre va coperto solo in un determinato momento. Una delle ragioni per cui i bambini hanno spesso la febbre alta è perchè vengono coperti troppo dai genitori. Quelli più piccoli poi fanno fatica a disperdere il calore perchè il loro organismo non è ancora perfezionato in tal senso e utilizza solo le aree periferiche come la testa, manine e piedini.  Il bambino va coperto solo nel momento in cui avverte i brividi di freddo, lo strumento che il nostro corpo utilizza per far salire la temperatura (il sudore, invece, per abbassarla). In quel frangente si può utilizzare una copertina, ma poi quando la febbre si è stabilizzata è importante non coprire troppo il bambino. Sempre in relazione alla stagione: se è estate, scoperto, se invece è inverno basta una copertina.
  • Il dolore andrebbe trattato più della febbre. Invece al dottor Pagani, in pronto soccorso, capita spesso di vedere bambini che arrivano molto doloranti perchè i genitori hanno paura che trattando il dolore, vada via anche per magia la patologia. “Invece, se un orecchio è infiammato, io continuo a vederlo – ha spiegato l’esperto – Solo che lo vedo meglio perchè il bambino non si dimena e non prova dolore. Mentre la febbre resta il male assoluto su cui intervenire subito, spesso il dolore viene trattato con più ritardo, facendo soffrire inutilmente il bambino”.

febbre neonato tachipirina

  • Il dolore è un campanello da allarme da non sottovalutare mai. Soprattutto il mal di testa e il mal di pancia. Ovvio non un banale mal di pancia che va e viene, del tipo crampi che può essere legato a dell’aria nella pancia oppure a una cattiva digestione bensì un dolore fisso che cresce nel tempo, un dolore che sveglia il bimbo nella notte mentre sta dormendo. Questo dolore infatti può essere il campanello di allarme di un’appendicite.
  • Le convulsioni febbrili e il fatidico numero 5. Di per sè, non sono pericolose ma bisogna fare attenzione quando termina la convulsione. Il numero di bambini che ne soffre è molto basso e le convulsioni non hanno conseguenze e nemmeno significano che il bambino sia  destinato a essere epilettico.   Quando bisogna preoccuparsi? Quando la convulsione dura più di 5 minuti e quando si presenta dopo i 5 anni. In questi casi – e anche dinanzi al primo episodio – è necessario andare al pronto soccorso. Quando compare la convulsione è importante controllare la durata della stessa perchè sarà la prima cosa che vi chiederà il medico. Durante la convulsione non fate nulla: non bloccate il bambino, non mettetegli le mani in bocca, non tirategli fuori la lingua. Finite le convulsioni, c’è la fase di rilassamento durante la quale è importante mettere il piccolo sul fianco, in posizione di sicurezza, poichè è in questa che la lingua potrebbe ostruire le vie aeree.

Se volete approfondire il discorso sulla febbre trovate tutte le linee guida nel sito della società italiana di pediatria (SIP) a questo link. 

 

 

 

 

RITORNO A SCUOLA: COME FAR FRONTE ALLE SPESE PER RISPARMIARE


Inizia l’autunno, ed è tempo di tornare a scuola!

Non per noi, che questo impegno ce lo siamo tolte diverso tempo addietro, ma per i nostri bambini. Eppure, la cosa non ci lascia ovviamente indifferenti: lo stress del back to school si riversa anche su di noi e le spese possono diventare ingenti. Considerando che già in casa le spese non mancano, adesso che se ne aggiungono altre, la situazione può diventare rovente.

Fra libri, materiale per la scuola, vestiti e scarpe, c’è il rischio di grattare il fondo del barile! Ecco perché oggi vedremo insieme come far fronte alle spese del ritorno a scuola e risparmiare.

Come risparmiare sul materiale scolastico?

Prima di lanciarvi in cartoleria, aguzzate la vista: magari in giro per casa o in qualche cassetto, c’è ancora qualche quaderno mai utilizzato o un set di penne e colori ancora nella confezione di plastica.

Risparmiare, anche qualche euro, è il modo migliore per cominciare! E la stessa regola vale anche per il materiale scolastico dell’anno precedente: fate una cernita, e mettete da parte tutto quello che può essere riutilizzato. Purtroppo, per oggetti come lo zaino o la cartella, dovrete lottare per scendere a compromessi con vostro figlio: cercate di convincerlo che acquistarne uno nuovo ogni anno non serve! Altri consigli utili per risparmiare soldi con il ritorno a scuola? Comprate online, dato che sugli e-commerce le cose costano meno.

ritorno a scuola risparmiare

Economizzare il back to school: l’hi-tech

Se avete bambini un po’ più grandi, avrete sicuramente già speso molti soldi per comprare loro un cellulare: ma si può cercare di recuperare qualcosa sulle spese legate al piano tariffario e soprattutto al consumo del traffico dati. Un ottimo modo per economizzare, è cercare una migliore offerta di Internet mobile: ad esempio, i nuovi operatori virtuali come Kena Mobile propongono piani tariffari con molti giga a prezzi più convenienti rispetto agli operatori tradizionali. Se invece il cellulare ancora non ce l’ha ma ve lo sta chiedendo da un po’, provate nei negozi dell’usato oppure virate direttamente verso un dispositivo di fascia bassa: questi sono due consigli preziosi, che vi faranno risparmiare moltissimo sull’aspetto hi-tech!

Altri consigli per risparmiare sul ritorno a scuola

Ma quanto costano oggi i libri? È vero che l’istruzione ha sempre un prezzo, ma non per questo dobbiamo dissanguarci! Potreste provare a economizzare sul loro acquisto andando presso i supermercati che offrono promozioni sui libri. Oppure presso i mercatini di seconda mano: spesso ci sono delle ottime opportunità di risparmio. Potete anche chiedere al vostro istituto scolastico: alle volte cedono in “comodato d’uso” alcune copie dei libri dell’anno precedente. Per quanto concerne l’abbigliamento e le scarpe, la strada è risaputa: in questo periodo i negozi offrono degli sconti particolari, pensati appositamente per il back to school!

MILANOABITARE TI AIUTA PER GLI AFFITTI A CANONE CONCORDATO, E LO FA GRATIS

Ci sono tante cose da fare gratis a Milano. E ci sono anche tanti servizi gratuiti che aiutano a risparmiare. Il problema è che spesso non li conosciamo, un po’ perchè siamo pigri nell’informarci un po’ perchè i messaggi non vengono veicolati a sufficienza dai media e amministrazioni locali.
Un esempio su tutti è la lodevole realtà di Milanoabitare che ora vi spiegherò meglio.
Milano è una città che offre davvero molto e non è un caso che stia per superare di nuovo la magnifica Roma per numero di turisti. Senza dubbio è la città più europea d’Italia, dove le nuove tendenze convogliano in un mix fatto di tradizioni e voglia di innovare.
Milano è la città dove si possono regalare tante opportunità ai propri figli ma è anche una città molto cara.

La voce che incide più di tutti, assieme alla spesa alimentare, è sicuramente l’affitto di casa.

Eppure un modo per le famiglie per risparmiare sull’affitto di casa c’è.

E – udite, udite! – è pure gratuito. E qui torniamo al discorso iniziale: Milanoabitare.org 
Come si legge nel sito, Milanoabitare.org è l’agenzia sociale per la locazione NON A SCOPO DI LUCRO per supportare con incentivi economici la sottoscrizione di affitti a canone concordato.
Il canone concordato è un affitto con prezzi calmierati, dove chi ha un immobile – in cambio di alcune agevolazioni fiscali – decide di locare a un prezzo più basso del mercato; chi invece cerca una casa – se soddisfa determinati requisiti – ha il vantaggio di poter pagare meno.
Il compito di Milanoabitare è proprio questo: far incontrare la domanda e l’offerta.
Chiarisco subito che Milanoabitare non ha nulla a che fare con l’istituto Aler, ovvero l’agenzia che si occupa di amministrare e distribuire le case popolari a Milano. Milanoabitare non si occupa quindi di edilizia residenziale pubblica ma ha a che fare solo con privati: proprietari di immobili e persone che cercano un immobile in locazione. Stop!
Per farvi capire meglio vi metto anche questa intervista doppia, con la storia di un inquilino e un proprietario che si sono incontrati proprio grazie a Milanoabitare.

Questo compito di favorire l’incontro tra domanda e offerta di abitazioni in affitto a canone concordato viene svolto completamente gratis, senza chiedere provvigioni, commissioni, iscrizioni ecc. Può permettersi questo “lusso” perchè è una cooprogettazione tra il Comune di Milano e la Fondazione Welfare Ambrosiano.
Quindi se vi ritrovate in una delle seguenti situazioni:

  • avete un immobile che volete locare e al tempo stesso volete avere accesso ad alcune agevolazioni fiscali come: riduzione dell’Imu, ricevere dei bonus economici dall’Agenzia in base al numero di anni che intendete affittare, dei contributi economici per ristrutturare l’immobile (e molto altro che potete trovare sul sito di Milanoabitare ).
  • siete in cerca di una casa in affitto per voi o la vostra famiglia, avete un reddito troppo alto per accedere all’edilizia popolare e cercate una soluzione a un prezzo un po’ più basso rispetto a quella che è l’offerta del mercato…

…allora non aspettate altro tempo e mettetevi in contatto con Milanoabitare che – lo ripeto di nuovo – senza chiedervi un euro in cambio, vi assisterà in ogni fase dandovi tutte le informazioni necessarie.

Intanto, per farvi un’idea dei prezzi a canone concordato della zona di Milano di vostro interesse, potete usare il calcolatore che trovate nella loro homepage.

Affitto casa economico milano

SCARPE PER BAMBINI, NON SONO TUTTE UGUALI: COME SCEGLIERLE!

Vi è mai capitato di andare in un negozio di scarpe, notare un paio di scarpine praticamente perfette per i piedini dei vostri bimbi e non trovare il numero, chiedere alla commessa e sentirvi dire: “Ci dispiace signora, questo modello non arriva al numero di piede di sua figlia”.

“Cioè, manco portasse il 38, mia figlia!”.

Il problema di tante scarpe per bambini che si vedono in giro è che hanno numeri troppo piccoli. Anche se ormai i nostri figli hanno tutti certi piedoni…

modello scarpe per imparare a camminareOvviamente il lato estetico conta molto quando si sceglie una scarpina ma io guardo anche molto la conformazione. Per Flor ho sempre cercato delle scarpe che dessero un certo sostegno alla sua camminata un po’ sgraziata. Del resto è la camminata di una bimba di 5 anni, il cui piede è in continua evoluzione. Cresce così in fretta: è già alta 1 metro e 18 e calza il 30 di scarpe.

 

Eppure, quando noto una scarpina che potrebbe fare al caso nostro, mi imbatto sempre in numerazioni troppo piccole e le commesse mi rimandano nei reparti da bambine già grandicelle. Ma Flor non è una bambina grande e quelle scarpe non vanno assolutamente bene per lei.

Il punto è che lei ha solo il piede grande ma le movenze sono ancora quelle di una bambina che ha appena compiuto 5 anni e che ha ancora tutto da imparare in fatto di coordinazione.

Lo scorso anno vi avevo parlato di Chicco Imparo, la linea di calzature Chicco dedicata ai primi passi dei bambini e alla quale mi affiderò non appena la piccola Tiara si alzerà in piedi.

scarpe primi passi

Tiara con quelle che saranno le sue prime scarpine

primi passi

Se volete approfondire il tema perché anche voi in casa avete dei piccoli aspiranti camminatori, potete leggere qui il post che realizzai con la collaborazione di Chicco, riportando le informazioni raccolte dal dottor Mauro Testa, biomeccanico di fama

chicco in progress scarpe

Sullo sfondo il  dottor Mauro Testa che, chi mi segue su Instagram, ha avuto modo di ascoltare in diretta

Sempre con lui, Chicco ha sviluppato una nuova linea di scarpe dedicata ai bambini più grandi ma ancora non così grandi da usare modelli che potremmo usare anche noi adulti La linea di scarpe si chiama Chicco In Progress ed è rivolta a quei bimbi che già camminano ma hanno ancora bisogno di essere supportati nell’andatura; bimbi in continuo movimento ma il cui piede è ancora in fase di sviluppo.

La linea Chicco In Progress parte dal 24 e arriva al 32, in pratica dai 2 anni circa fino all’età prescolare. Sono scarpine realizzate completamente in pelle e come per la linea Imparo anche per Chicco In Progress la suola ha spessori differenziati che offrono al bambino gli stimoli giusti per guidare il corretto movimento del piedino, dalla parte esterna del tallone fino alla punta dell’alluce, anche durante le attività motorie di un bambino più grandicello.

suola scarpine chicco

A sinistra la suola di Chicco Imparo, a destra invece la suola di Chicco In Progress.

 

A differenza della suola delle scarpine Chicco Imparo, quella delle scarpine In Progress ha spessori differenziati a forma di punti circolari di spessore differente che accompagnano e guidano il movimento del piede nella camminata.  La Scarpina Chicco In Progress ha anche un rinforzo sulla parte posteriore della scarpina per evitare scivolamenti laterali interni o esterni che possono portare a atteggiamenti posturali errati.

in progress chicco

Flor adora le sue nuove scarpe. Belle son belle ma soprattutto accompagnano il suo piede verso il movimento più correto

Qui di seguito provo a rispondere alle domande che mi avete fatto e

che ho rivolto al dottor Testa. Per comodità le ho raggruppate per argomenti.

  • COME SCEGLIERE SCARPE GIUSTE PER BAMBINI

Ciao! Io vorrei sapere su che base dobbiamo scegliere le scarpe migliori per i bimbi. Cioè cosa dobbiamo guardare e valutare? Grazie

 L’esperto: È importante preferire scarpine con suole leggere e flessibili, che facilitino il passo senza affaticare la muscolatura, meglio leggermente alta posteriormente per aiutare il bambino nella fase dei primi passi.

Lasciare traspirare il piedino scegliendo scarpe con rivestimento interno in materiali naturali e far indossare al bambino le calze quando utilizza scarpe chiuse.

Verificare periodicamente la crescita del piedino sostituendo la scarpina quando necessario. Quando si misurano le scarpine assicurarsi che le dita del piede rimangano libere: questo significa lasciare uno spazio di almeno 6-7 millimetri tra la fine dell’alluce e la punta della scarpa.

  • CAMMINARE SULLE PUNTE

Come mai i bimbi anche più grandicelli tendono a camminare sulle punte?

E’ un problema che si risolve spontaneamente, sempre che di problema di tratti, o è necessario fare qualcosa, considerando che non ci sono problemi strutturali-ossei alla base.

L’esperto: Camminare in questo modo è l’area di comfort del bambino, nel quale si sente sicuro, è un atteggiamento che scompare poi da solo con il tempo. Eventualmente si può provare a dare stimoli positivi, anche con il gioco, a per aiutare il bambino a costruire nuove aree di comfort. Meglio non essere troppo apprensivi e non preoccuparsi perché, come detto, è una caratteristica che poi scompare da sé.

  • PIEDI PIATTI

Piede piatto, quando butta tanto male dopo i 4 anni, che si fa? Plantari sì o no? Mattia ha quasi 4 anni ha piedi piatti e quando cammina mette tutto il peso sulla parte interna del piede? A questa età è già necessaria una visita specialistica? Grazie!

L’esperto: Il piede piatto è fisiologico in un bambino piccolo. Dai 4 anni in poi bisogna cominciare a fare attenzione alla sua forma ed eventualmente consultare un podologo esperto in pediatria. . Mi raccomando No però all’autocorrezione come l’uso di plantari  senza prima aver consultato il parere degli esperti.

  • PIEDI NUDI OPPURE SCARPE?

 I bambini devono camminare scalzi sul pavimento? Ho mia figlia di diciotto mesi che a volte vuole stare per molto tempo scalza e ho ascoltato parecchi pareri discordanti…

L’esperto: Il piede nudo è sempre la scelta migliore per un bambino che sta imparando a camminare e che deve fortificare il proprio piedino. Quindi quando è possibile è sempre bene lasciarlo scalzo, meglio su superfici irregolari: la stimolazione favorisce la formazione dell’arco plantare.

  • ALLUCE VALGO NEI BAMBINI

Mia figlia 7 anni ha un principio di alluce valgo, a parte scarpine a pianta larga, cosa si può fare per prevenzione? Lei studia danza classica: può mettere le scarpe con le punte?

L’esperto: L’alluce valgo è ereditario  e si manifesta di più nelle donne perché sono tendenti per conformazione al valgismo (hanno ginocchia che si guardano). Nei bambini questo fenomeno può essere legato anche a un problema del primo metatarso in blocco. L’alluce deve essere mobile nel ruotare, se tende a piegarsi verso l’interno può essere in blocco. Occorre comunque sempre verificare il problema con il pediatra.

L’ALBUM NASCITA, UN REGALO INDIMENTICABILE AI VOSTRI NEONATI

Mi avevano detto che col secondo figlio sarebbe stato tutto più facile!

E in effetti lo è.

Insicurezze e ansie da “prima volta” svaniscono e al massimo ti devi ridare una letta all’opuscolo dello svezzamento, anche se i primi giorni parti “schiscio” perché ti sembra di esserti dimenticata tutto.
Per dire…
La garzina del cordone ombelicale l’abbiamo cambiata ancora con mano tremante tipo come quando togli l’ultima bacchetta utile dello shangai. Ma poi tempo un mesetto siamo usciti dal tunnel e abbiamo cominciato la nostra avventura da genitori bis.
Un’avventura tutta in discesa.

Anche non dormire la notte, non so come, è meno pesante. Forse perchè sai che prima o poi

Per esempio, con la prima:

  • cucchiaino rigorosamente in silicone per le prime pappe (con la seconda è già troppo se usiamo il nostro cucchiaio).
  •  corse al pronto soccorso al primo colpo di tosse
  •  via di peretta se per 24 ore non aveva fatto la cacca

Oggi, con Tiara, è tutto più relax ma su alcune cose non sono cambiata: mi sentirei in colpa a fare delle differenze. Anche con Tiara abbiamo scelto un approccio ad alto contatto e l’allattamento a richiesta.
Anche per Tiara, poi, ho realizzato un album della nascita con i suoi primi ricordi, dove segnare il suo primo sorrisino, la sua prima pappa, le vaccinazioni.

album foto neonati

E poi il primo album delle foto. Come a Flor, anche a Tiara ho preparato un album con le foto più significative dei primi mesi di vita con un’unica grande differenza: che in questo album Tiara ha la fortuna di avere accanto a sé una sorellina!

Flor adora guardare le foto di quando era piccola.

 

Lo abbiamo realizzato sul sito Print24. Si scarica il software, si sceglie il formato ed è possibile personalizzare ogni singola pagina con uno sfondo ad hoc. Io vi consiglio di scegliere colori chiari e di non pasticciare troppo la grafica cosicchè le foto restino al centro dell’attenzione. Raccontate una storia: partite dal pancione, una foto in ospedale poco prima del parto, una qualche istante dopo con il vostro cucciolo, il primo incontro con la sorella, la prima tutina e così via…

Se avete seguito i consigli che do nel video, sicuramente otterrete un risultato carino per la scelta delle foto nell’impaginazione. 

Poi potete mettere qualche breve frase, sotto le foto, così da contestualizzarle quando le andrete a rivedere più in là con gli anni.