DELLA PAURA, DEI SE E DI QUANDO PERSI UN AEREO POI CADUTO

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Pensavo ai se e ai ma della vita. E comunque è sempre facile parlare col senno di poi. Io sono un’ansiosa per natura o forse lo sono diventata, dopo aver visto tante cose brutte da vicino, le coincidenze, le fatalità che ti cambiano la vita, il non detto che forse avrebbe cambiato le cose.

Nel periodo in cui ho lavorato presso un’emittente televisiva locale (tanti anni fa, poco più che ventenne!), seguendo anche i casi di cronaca nera ho dovuto raccontare di disgrazie e parlare con persone che queste tragedie le avevano vissute in prima persona.

Ho incrociato lo sguardo straziato di una coppia di genitori che da poche ore aveva appena perso uno dei due figli dopo un volo di oltre 25 metri. Persone distinte: lui libero professionista, la madre – se ricordo bene – insegnante…perchè non sono cose che succedono solo in contesti di degrado!

Erano scesi un attimo a fare la spesa e avevano lasciato a casa i due figli, l’uno di 8 l’altro di 12 anni. Quello di 12, che doveva “sorvegliare” il più piccolo, in un assurdo gioco sulla balaustra del bel terrazzo di casa, aveva perso l’equilibrio, schiantandosi al suolo. Ogni tanto penso ancora a quel bambino di 8 anni – oggi un ragazzo – che ha visto volare giù il fratello. Me lo immagino ritrovarsi da solo in casa, correre al piano terra, chiedere aiuto…

Anche Gabriele Russo, quel ragazzino in gita con la scuola a Barcellona, lo scorso marzo, ha preso male le distanze sul ponte della nave e, facendo finta di saltare giù, forse per fare il pagliaccio con gli amici, si è dato una spinta troppo forte verso l’esterno. Così Isabella, 17 anni ancora da compiere, si è sporta troppo ed è caduta dal parapetto della Rotonda del Lungomare di Taranto, mentre tentava di scattarsi il migliore dei selfie.

Se solo avessero pensato che…

Io non credo che questi sfortunati ragazzi siano più stupidi degli altri. Sono stati superficiali, incoscienti, questo sì! Ma quando sei giovane alla morte non ci pensi, ti senti invulnerabile. E quante volte lo siamo stati anche noi, incoscienti? Forse ci è andata solo bene.  Io, per esempio, più di una volta mi sono messa alla guida dopo una serata troppo allegra, lo ammetto. Eppure sono qui a raccontarlo e grazie a Dio non ho mai fatto del male a nessuno.

Però poi come fai a perdonare uno che travolge (e scappa) tuo figlio di 3 anni e lo trascina per 80 metri, come è successo ieri sera in provincia di Ravenna? Due occhioni annientati per sempre. Se quella mamma avesse immaginato che lasciare la manina del suo bambino, proprio in quel momento…

E se fosse stata quell’unica volta?

Carlo-Lissi_980x571Poi penso ai casi di cronaca del momento. Alla moglie di Carlo Lissi, quel folle lucido che ha sterminato la famiglia a Motta Visconti e penso a quando – a un passo dal matrimonio, quando ormai tutto era pronto – le aveva detto: “Guarda, non me la sento più, non sono sicuro di amarti!”. E lei aveva ribattuto: “Tu non mi rovini così la vita adesso…”.

Se solo lo avesse ascoltato…

Un chiaro segnale, che forse, tra i due, non era cosa. Ma come dicevo all’inizio, “tutto facile col senno del poi“.

E infine la piccola Yara, che aveva rivelato al fratellino che aveva paura dell’uomo con la barbetta, che la seguiva da un po’ di giorni.

Se solo lo avesse detto anche ai genitori…

forse la povera Yara sarebbe ancora qui.


La-piccola-Yara-

E voi? Avete dei se che vi riguardano da vicino, per cui la vostra vita ha preso una piega piuttosto che un’altra?

 

Ora vi racconto una cosa che mi è successa e che io considero sempre come un secondo compleanno per me, perchè quel giorno, il 2 marzo del 2011, davvero, la vita mi ha dato una seconda chance. Non era ancora la mia ora. Qui vi riporto un estratto della mail che scrissi a mio padre, appena rientrata in ostello.

Salento, Colombia, 2/03/11

“Caro pa,  siamo in una zona montagnosa della Colombia, la zona cafeteira, in un paese chiamato Salento. Ieri ha piovuto molto qui…stamane con il solito gruppone di turisti siamo partiti per una valle stupenda (poi vedrai foto) dove è possibile anche fare delle escursioni a cavallo. Il gruppo a cavallo era formato da me, Rita e una coppia americana di New York, da due settimane in Colombia e grandi appassionati di cavalli (tant’è che hanno fatto solo quello per due settimane!). Ebbene il sentiero era tortuoso, fangoso per via della pioggia…poi a un certo punto abbiamo attraversato un primo fiume. Subito mi sono resa conto che la corrente era molto forte, il fiume pieno di rocce come quelli che vedi in tv, aveva messo un po’ in difficoltà gli animali.

Poi un secondo fiume. Litzie – la moglie dell’americano – troppo sicura, decisamente troppo convinta, è andata avanti per prima, senza rendersi conto che c’era un cammino più semplice. Il suo cavallo, un po’ agitato di suo, l’ha assecondata. Il cavallo, per via dellla forte corrente, è scivolato…lei pure.

La povera Litzie,si scorge il suo cappellino rosso nel fiume...era così vicina eppure non abbiamo potuto fare nulla. Io ho la mantella blu - quella a destra - portavo i capelli scuri all'epoca.

La povera Litzie,si scorge il suo cappellino rosso nel fiume…era così vicina eppure non abbiamo potuto fare nulla. Io ho la mantella blu – quella a destra – portavo i capelli scuri all’epoca.

Tuttavia è riuscita ad aggrapparsi di fronte a dei tronchi, nonostante l’acqua gelata e la forte corrente. La guida, senza dubbio, inesperta le ha lanciato una corda, senza tenere conto che avrebbe dovuto assicurare la prima estremità a qualcosa, che il suo peso non sarebbe bastato. Comunque la donna, appena ha tentato di afferrare la corda anche con la seconda mano è stata inghiottita dal fiume. Noi abbiamo tirato la corda, sperando che lei fosse ancora aggrappata ma purtoppo non c’era più.

500 mt piu sotto un ragazzo italiano ha visto il suo corpo incastrato tra due pietre, nudo, dato che la corrente le aveva portato via tutti i vestiti tranne gli stivali. Proprio lì c’erano altri turisti: una ragazza canadese infermiera, uno spagnolo con un kit d primo soccorso. Per 25 min le hanno fatto un massaggio cardiaco finchè ha ripreso a respirare. Ogni tanto  rigurgitava frammenti di fango e di alghe. Il corpo gonfio d acqua, pieno di lividi ed ematomi, tagli alla testa e ovunque. Il marito si è spogliato per contrastare l’ipotermia.. e le nostre giacche sopra i loro corpi. Lui le chiedeva di continuo, straziato, mentre la vedeva morire: “Litzie, can you hear me?” e lei, mentre andava in come e aveva ormai il linguaggio bloccato chissà da quale ematoma al cervello, mugugnava…una specie di urlo strozzato, per fargli capire che lo sentiva.

Finchè poi non l’ha più fatto.

Hanno detto che l’elicottero non riusciva ad arrivare per via del cattivo tempo e il terreno impervio. Emoraggie interne, fratture multiple, acqua nei polmoni. Non ce l’ha fatta. E sai cosa, pa? Il suo cavallo, quello che è  scivolato, era il mio. Lo avevamo scambiato nemmeno una ventina di minuti prima. Sì! 

Il mio era così vivace, il suo più calmo. Così vedendomi impacciata, lei mi ha detto di fare a cambio e io non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi sento come una che ha perso un aereo che poi cade…è una sensazione strana. In ogni caso io quel fiume non lo avrei mai attraversato. Sono prudente il piu possibile e fifona. Ma se Dio ci ha dato la paura è perchè a qualcosa serve…in primis a non essere incoscienti.

Un bacio.”

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Questo è il momento in cui facciamo scambio di cavallo, Litzie è quella col cappello rosso, il marito è alla mia destra.

 

Ciao Litzie, sei spesso nei miei pensieri…e anche se abbiamo passato solo un paio d’ore assieme, la tua triste storia mi ha insegnato ancora di più che la prudenza non è mai troppa.

E poi certo che ci sono i se e i ma…e la vita, che non sai mai cosa abbia in serbo per te!

Non meritavi una morte così violenta, immagini sempre impresse nella mia mente, che non dimenticherò.

Se solo non avessi scambiato quel cavallo..



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