STORIA DI UN PARTO: IL CUORE CHE CEDE, IO SPAESATA, IL PERSONALE PIU’ DI ME!

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Sono nata con una grave cardiopatia congenita, tant’è che nemmeno si sapeva se sarei sopravvissuta. Dopo tante vicissitudini, ricoveri e operazioni  varie ce l’ho fatta. Ed eccomi qui a raccontare la mia storia.

Torniamo indietro di tre anni, quando, appena sposata rimango, con immensa gioia, incinta. Vista la mia cardiopatia, che comunque ora è sotto controllo e mi permette ormai una vita normale, la gravidanza viene subito bollata come “a rischio”. Tuttavia, a parte il vomito e la nausea continua, non ci sono problemi particolari. Almeno non fino alla ventiseiesima settimana, quando il mio cuore cede.

In effetti era da qualche giorno che non stavo bene e mi ero accorta che la tachicardia non era normale tachicardia da gravidanza ma qualcosa di più. Così vado subito in pronto soccorso e mi ricoverano con fibrillazione atriale e una frequenza caridaca a 145 battiuti al minuto, che il giorno dopo diventano 190. Insomma, ci sono tutte le premesse che fanno pensare che il mio cuore cederà da un momento all’altro.

Vogliono far nascere la bambina perche non riescono a stabilizzare il cuore! Intanto mi lasciano parcheggiata quattro giorni in pronto soccorso perchè non sanno in che reparto mettermi: ostetricia no, perche è un problema cardiaco (la bambina stava benone), cardiologia no, perche sono incinta, ginecologia no perche non c’è posto. Alla fine mi mettono in ostetricia e per una settimana rimango lì…in attesa di altre decisioni!

A 27+1 mi mandano a casa con 5 pastiglie e due iniezioni al giorno. Mi dicono che il nostro obiettivo è arrivare a 30 settimane e poi vada come deve andare. La raccomandazione è quella di non allontanarmi per più di 10 Km dall’ospedale! Nonostante tutto, vogliono farmi partorire col parto naturale perchè quella è la politica dell’ospedale. Mi tocca litigare e alla fine uno dei tremila cardiologi che mi visitano decide di consigliare il cesareo. E lo programmiamo, ma è giusto una formalità, tanto dicono che “non ci metterò molto a partorire”.

Ma io e la mia bambina lottiamo insieme e insieme arriviamo addirittura a 37+4, un record! E solo perche mi si rompe il sacco. Nel frattempo, il cuore regge ancora, almeno così pare!

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Arriviamo in ospedale e mi parcheggiano (di nuovo!) per 6 ore in sala travaglio; e meno male che il travaglio non era ancora iniziato! In sala operatoria ci sono un ginecologo (non la mia, ma mi dicono che è il primario), due anestesisti, due neonatologi, tre ostetriche e un numero imprecisato di studenti dato che è un ospedale universitario.

Sara finalmente nasce, piccola piccola...non piange subito, ma respira da sola e il peso è buono per una prematura: 2.565 Kg ma non la mandano in Terapia intensiva neonatale. La vedo solo un secondo mentre la portano via, ma la rivedrò circa due ore dopo. 

Mi portano in camera con lei, lasciano mio marito con noi e anche i parenti dato che ormai si è fatto l’orario delle visite.


La prima notte la tengono al nido e mi dicono che ha pianto tutta notte, il giorno dopo provano ad attaccarmela al seno. “Ma come? non mi avevate detto che non potevo allattare per via delle pastiglie che sto prendendo?” L’ostetrica di turno cade dalle nuvole e mi stacca Sara. E va a chiedere…

Pare che nessuno sappia esattamente se posso o no allattare! Insomma arriva la seconda notte e alle 22.00 chiedo che mi portino la bambina al nido, dato che io sono veramente a pezzi. Con la gravidanza che ho avuto, ho un gran bisogno di dormire e riposare e l’ostetrica mi risponde “Ha il rifiuto della bambina, le mando lo psicologo dell’ospedale?”.

“No grazie” mi limito a rispondere. Ma dentro di me sono un fuoco: “Lei ha idea di quello che ho passato? E’ gia tanto se siamo vive tutte e due e lei azzarda che ho il rifiuto della mia bambina?”. Purtroppo, dato il momento, queste cose non sono riuscita a dirle.

In tutto questo, mi dicono anche di decidere in fretta se dare a Sara il latte artificiale o usare il tiralatte. Ma allora? Il mio latte è buono o no? Le pastiglie che prendo, influiscono o no?. La decisione la prendo insieme a mia madre; non c’è nessuno che mi dia un consiglio. Sta di fatto che sono troppo provata dalla gravidanza e opto per il biberon! Mi danno il Dostinex ma ormai è troppo tardi e la mattina dopo ho la montata lattea. E il latte mi rimarrà per 20 mesi tra ingorghi mammari e mastiti!

Ho passato i primi mesi da incubo perchè dovevo comunque spremermi il seno e faceva un male cane e in più avevo i dolori per il cesareo. Inoltre e uno dei punti mi aveva anche fatto infezione! Per farvi capire il mio calvario, ho partorito il martedì alle 12.53, sono stata dimessa il venerdì alle 13.00 e il giorno dopo era già di nuovo al pronto soccorso per il primo ingorgo mammario.

Però Sara sembrava aver capito fin dall’inizio che la sua mamma aveva bisogno di riposo. Dal primo momento ha sempre rispettato le 4 ore precise tra un biberon e l’altro e dai 40 giorni ha cominciato a dormire tutta notte, spesso addirittura 12 o 14 ore filate!

Oggi Sara ha 22 mesi e sta benone e io mi sono ripresa alla grande.

Insomma, è stata dura ma ce l’abbiamo fatta e nonostante tutto mi sento pronta per reglarle un fratellino o una sorellina!

Annalisa Colombo, una mammarisparmio

Che ne pensate della storia di Annalisa? Anche a voi è capitato di ricevere un’assistenza un po’ “confusionaria” in ospedale?



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4 pensieri su “STORIA DI UN PARTO: IL CUORE CHE CEDE, IO SPAESATA, IL PERSONALE PIU’ DI ME!”

    1. ciao, anche a me piacerebbe conoscerti, vorrei lasciarti in privato il mio contatto, in modo che non compaia nel sito ma non saprei come fare….ci sono altre mamme come me, altrettanto “straordinarie”…

  1. Io ho tre bimbi. La prima parto naturale,gli altri 2 con il cesareo. So cosa si prova in quel momento…essere da soli in ospedale e prendere decisioni. Sei stata molto brava e molto forte!!! Così si fa 🙂

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