UN TRANQUILLO WEEK END DI FOLLIA A GUANDU

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Dopo una giornata piuttosto tranquilla vissuta a Santo Antonio de Jesus, città senza molto da raccontare, nella quale Cesar si muove come un vip, ogni cinquanta metri un saluto o un pollice alzato, eccoci arrivati al week end. Il nostro amico ci prospetta questo programma: pranzo a base di carne in una churrascaria, caffè da un non ben precisato amico, partenza alla volta di Guandu, 90 chilometri a sud, cena in compagnia dei proprietari di una fazenda (casa di campagna). Niente male pensiamo io e il mio socio. Tuttavia, abbiamo imparato che qui in Brasile niente è come sembra.

Infatti, a mezzogiorno siamo ancora a casa, aspettando di uscire, ma quell’ora non arriverà mai. Cesar ci dice che il programma è cambiato, cucinerà per noi. Il tanto agognato churrasco salta ancora una volta. Sono ormai due settimane che sono in Brasile e non ho ancora avuto modo di mangiarne uno. Tristezza! Cesar ai fornelli non è malvagio. Vermicelli leggermente scotti con aglio, conditi con una specie di ragù, accompagnati da una bistecca di soia fritta. Qui si mangia senza regole, qualsiasi cosa viene posta sulla tavola può tranquillamente essere collocata nel piatto. Per un palato fine come me, un dramma, ma ne ero più o meno consapevole prima di partire. Dopo il consueto caffè, in pratica un’altra colazione, ci alziamo da tavola per aspettare il fatidico momento della partenza.

Vediamo l’Argentina soffrire da matti contro l’Iran, poi, improvvisamente vediamo Cesar e la moglie entrare in camera nostra a disfare i letti e a prendere i due materassi. Wellington fa lo stesso dalla camera di Mag. Io e il mio amico non sappiamo se ridere o piangere. Abbiamo capito che stanotte dormiremo per terra. Non vi è altra spiegazione.

L’amico di Cesar è arrivato con un Ducato, che viene caricato di materassi, cuscini e lenzuola, oltre a un non precisato numero di sacchetti pieni di cibo e al nostro piccolo trolley. Sono ormai le 17. Sta per fare buio, forse si parte. Prima, però, dobbiamo andare a salutare un altro amico di Cesar. Si chiama Isaac e ci ospiterà nella sua casa di Salvador prima della partita tra Bosnia e Iran. Il biglietto non è ancora nelle nostre mani, ma dovrebbe essere solo una formalità. Saliamo al secondo piano di una casa distante cento metri da quella di Cesar, ci accolgono quattro persone. Ci sediamo con loro a guardare Germania – Ghana, poi arriva il momento dell’immancabile caffè (terza colazione della giornata). Mentre ci chiediamo quanto manchi alla partenza, Cesar ci chiede se vogliamo fare una doccia dai nostri ospiti. Straniti, rispondiamo cortesemente che non è il caso. Allora scende e va a farsi la barba al piano di sotto da un altro amico, tale zio Fred. Stiamo scadendo nel surreale, ma siamo consapevoli di non essere ancora alla fine di questa giornata.

Finalmente, alle 19 si parte. Sono passate ben cinque ore!! La strada che ci porta a Guandu non è altro che una provinciale, con una sola corsia, illuminazione pari a zero, e bosco ai lati della lingua di asfalto. Esterefatto mi chiedo cosa possa capitarci ancora. Forse lo so, forse lo temo, vorrei fare come il mio amico e dormire, ma mi concentro sulla radiocronaca di Nigeria – Bosnia. Arrivati alle porte di Guandu, giriamo a destra e ci immettiamo in uno sterrato modello Amazzonia, che percorriamo per circa un paio di chilometri, con la compagnia di tantissime piante di cacao, il petrolio del Brasile. Una lucina in lontananza ci avverte che il nostro viaggio sta per terminare. Scendiamo e osserviamo dove siamo giunti. Una sorta di cascina, questa è la fazenda!!

La fazenda

La fazenda


Entriamo, piccola anticamera con doppio materasso su un pavimento grezzo, poi una cucina che pare sia abbandonata da diverso tempo, due camere, una speculare all’altra con all’interno un doppio letto matrimoniale con diversi materassi ammassati e, in mezzo a questi due locali, un bagno di un metro per due, con una porta a soffietto che non svolge più la sua funzione da diverso tempo. Non ci fosse, non ci si accorgerebbe della differenza!

O banheiro

O banheiro

Presenti nella fatiscente dimora: zio Fred e signora con splendido bimbo di otto mesi chiamato Rafael, la coppia proprietaria di quei 40 metri quadrati di casa e di una tenuta di diversi ettari circondante la stessa, con due figli, Ana Vittoria di dodici e Lorenzo di tre, noi quattro e la strepitosa Maria, presumibilmente ottuagenaria, madre, forse, della moglie di zio Fred. Un’allegra combriccola senza arte né parte. Scaricati materassi, cuscini e amenità varie, io e il mio socio, decisamente frastornati, ci prepariamo a quella che pensiamo una ricca cena sul tavolo della veranda che circonda la casa. Illusi!! Maria, per noi ovviamente sciura, porta in tavola della frutta, una pentola con la famigerata fagiolada, metà ciambella, due thermos di caffé, un paio di succhi e un piatto con della farina di manioca. Alcuni ospiti rimangono in anticamera, sdraiati su dei materassi a guardare la tv in uno sgangherato quattordici pollici, io mi accontento di una fetta di torta e del solito caffé (quarta colazione della giornata, se non è un record…), il mio socio si sazia d’anguria, proprio mentre, di fronte a noi, si para la più raccapricciante immagine di questa campagna brasiliana: zio Fred prende un abbondante piatto di fagiolada e vi taglia dentro dell’anguria tagliata a pezzotti. Non so se ridere o piangere. Questa non è un’avventura!! Dopo cena ci prepariamo i materassi per la notte. Ci fanno dormire di fronte alla tv. Cesar e la moglie si coricano nel vano posteriore del Ducato.

Interni della fazenda

Interni della fazenda

La notte passa tranquilla, mi sveglio alle 7,45, mi precedono Lorenzo e la mamma. Colazione con il solito caffe’ accompagnato dalla ciambella della sera precedente. Piove e la giornata si preannuncia complicata. Verso le 9, tutta la truppa si sveglia. Mi guardo il Gran Premio, sempre per non pensare a dove sono e a cosa (non) sto facendo. Cesar preannuncia un miglioramento del tempo, puntualmente l’intensita’ della pioggia aumenta. Per pranzo dovrebbe finalmente arrivare il churrasco. La sciura Maria lavora alacremente in cucina, mentre io e il mio socio continuiamo a vagare per la casa. Manca poco all’una, ma della carne nessuna traccia. Cesar ci chiede se vogliamo andare a fare un giro a Gandu. Non so per quale motivo, decide di prendere la vecchissima Fiat Uno del padrone di casa.

Oltre a Cesar, l’immancabile moglie Clotilde, noi due, la mamma di Lorenzo, il piccolo e Rafael. In sette su un veicolo che puo’ contenerne massimo cinque.

Fiat Uno

Fiat Uno

Il viaggio sullo sterrato paludoso e’ quantomeno complicato. In pratica scopriamo che stiamo andando a prendere la torta per Lorenzo, che oggi compie tre anni. Guandu e’ semi deserta, un po’ per l’orario, un po’ perche’ e’ domenica. Impieghiamo un’ora e mezza e rieccoci alla fazenda. Si mangia, finalmente, anche se non ci hanno aspettato. Pensavamo di fare un paio di pasti in compagnia…ma niente da fare. Assaggio del churrasco che, pero’, come spesso accade qui e’ tiepido, per non dire freddo. Vi lascio immmaginare la tenerezza della carne…fortunatamente la sciura Maria ne ha preparata per un battaglione e allora decido di grigliarmene dei pezzi da solo. In pratica il churrasco non e’ altro che carne salata alla griglia. Pranziamo in maniera quantomeno insolita, poi ci mettiamo in attesa della preparazione della festa per il piccolo Lorenzo. Una torta di proporzioni inaudite e’ l’ultimo atto della nostra presenza a Guandu. Salutiamo l’allegra combriccola e saliamo in macchina. Alle 19,30 siamo finalmente a Santo Antonio de Jesus. Dimenticavo, torniamo con la macchina di Cesar che viene riempita all’inverosimile, visto che il Ducato rimane alla fazenda. Viaggiamo con due materassi arrotolati nel bagagliaio, insieme a lenzuola e coperte, mentre le valigie fanno compagnia a me e al mio amico nei posti riservati ai passeggeri. In questo week end, per la prima volta, mi sono chiesto: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Per fortuna e’ finita, da domani ci proietteremo su Bosnia – Iran, il mio esordio mondiale.

Veduta dalla fazenda

Veduta dalla fazenda



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Un pensiero su “UN TRANQUILLO WEEK END DI FOLLIA A GUANDU”

  1. In effetti in Sudamerica hanno un concetto di convivialità diverso dal nostro quando si parla di tavola. Se per noi è anche un momento di scambio, lì ognuno mangia dove e come vuole…uno seduto in salotto, l’altro in camera da letto, senza orari. Non devi rimanerci male…e goditi la feijoada, chissà che delizia! 😉 E mi raccomando, quando vai al cesso, ricordati di buttare la carta fuori nel cestino altrimenti si intasa….e tu non vuoi che si intasi, vero? 😀

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