ARRIVEDERCI CESAR, ROTTA SU SAN PAOLO

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Siamo arrivati alla fine della seconda avventura. Quella che pensavo fosse Salvador e il mare dell’isola di Itaparica e che invece e’ stata principalmente Santo Antonio de Jesus. Se non ci fossero state le parentesi Cacho Prego e Pelourinho, direi che sarebbe stata un’esperienza decisamente deludente. Non finiro’ mai di ringraziare Cesar e la sua famiglia per l’ospitalita’ che ci hanno concesso, anche se talvolta e’ stata eccessiva, come se avessero in casa due sedicenni alle prime armi e non due ultratrentenni in fase di lavoro.

Preifetura di Santo Antonio de Jesus

Preifetura di Santo Antonio de Jesus

Non e’ colpa loro se dimorano in una citta’ che non offre alcun spunto di interesse (e quei pochi che offriva, forse festa di San Giovanni, ci sono stati caldamente sconsigliati), ma dopo l’avventura da incubo di Guandu, la situazione e’ decisamente precipitata, fino agli ultimi due giorni, dopo il ritorno da Salvador, nella quale abbiamo solamente cambiato divano e partita da guardare: il Brasile da amici, la Colombia a casa, l’Olanda dagli stessi amici che avevano ancora molta carne da cuocere, la Costarica a casa, in una domenica assai frustrante, vista la pioggia che ci ha negato la possibilita’ di fare una giornata di mare, l’ultima prima di partire alla volta di San Paolo. E’ vero che non siamo qui in vacanza, ma non e’ stato solo il mare a mancare. Rio Preto dista chilometri e chilometri dall’oceano, ma ogni giorno c’era un’adrenalina speciale quando ci si alzava al mattino. Qui, a parte le suddette parentesi, mai. Non si e’ creata l’empatia con le persone. Sono state tutte accoglienti, ma mai calde come in Amazzonia. Gli stessi bambini, per quanto belli, mi sono apparsi diversi rispetto ai “miei”…ecco…non li ho mai sentiti miei. Non ho mai sentito mia questa citta’ e la sua gente. Non so se sia la diversita’ sociale, il fatto che qui potessimo essere in Brasile, come altrove, ma le emozioni o si trasmettono o non si trasmettono. E qui non me le hanno trasmesse. Ripeto, vorro’ sempre bene a Cesar, Clotilde, Mag, Uellingtone (ho scoperto che si scrive come si dice), perfino allo zio Fredo, ma non e’ scoppiata la scintilla con tutto cio’ che li circonda. Spero che Cesar possa venire presto a trovarmi in Italia, per restituire in parte quanto mi ha dato in questi anni, perche’ mi e’ sempre stato vicino, soprattutto quando non speravo piu’ di venire qui. Mi ha invitato al matrimonio di Mag a novembre, mi ha promesso che mi portera’ una churrasquera originale quando verra’ qui, mi ha detto che rimarremo amici per sempre e che spera di poter lavorare con me su un progetto legato alle scuole calcio.


Churrasquera, presto sarai mia!

Churrasquera, presto sarai mia!

Ecco, sono davvero felice di averlo conosciuto…ma se solo mi avesse detto che il suo “vicino al mare” distava 90 chilometri dalla verita’…beh…lo sarei stato di piu’. Si dice che non si possa avere tutto dalla vita. In effetti e’ cosi’, il Mondiale e’ entrato nel vivo, molti italiani, colleghi compresi, sono gia’ a casa, io sono ancora qui. Certo, il mio e’ un Mondiale diverso, ma proprio per questo ancora tutto da vivere. A partire dal primo luglio, con lo sbarco a San Paolo.



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