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EXPO E BAMBINI, AL VILLAGGIO SAVE THE CHILDREN PER SALVARE IL MONDO

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Cosa fare a Expo con i bambini? Di sicuro non dovete mancare il Villaggio di Save The Children, un insegnamento per tutti. In più partecipate alla petizione, perché “chi salva un bambino, salva il mondo intero”

Ci sono tantissime cose da fare a Expo. Troppe per pretendere di completare la visita in un solo giorno. C’è molto da vedere, ancor più su cui riflettere. L’obiettivo di questa esposizione universale dovrebbe essere quello di migliorare l’accessibilità alle risorse alimentari nel mondo, affinché ci siano sempre meno diseguaglianze sociali.

Perché noi possiamo lamentarci quanto vogliamo, ma in fondo restiamo dei privilegiati. Sì, paghiamo tante tasse, sì manca il lavoro, sì “si stava meglio quando si stava peggio…” ma fino a prova contraria, qui da noi, nessuno muore di fame o non viene assistito gratuitamente in un pronto soccorso.

padiglione save the children

Pensate che stando all’ultimo rapporto “Stato delle Madri nel Mondodi Save The Children” presentato in occasione dell’inaugurazione del Villaggio Save The Children, all’interno di Expo, in Somalia un bambino su 7 non arriva a compiere 5 anni e una donna su 18 muore durante la gravidanza o il parto. In Italia il rischio di mortalità materna è di 1 ogni 17.100 donne. Questo vuol dire che per ogni donna che muore in Italia per complicanze legate al parto, ci sono 950 future mamme che non ce la fanno in Somalia. Un numero davvero inaccettabile nel 2015.

Tornando a Expo, mi sono resa conto di essermi fatta un’idea completamente sbagliata del tipo di evento: mi aspettavo, infatti, un inno al cibo, con assaggini a ogni angolo, una miriade di ristoranti dove sperimentare le migliori prelibatezze. Invece no. E col senno di poi, dico anche: “Per fortuna!”. Expo è soprattutto conoscenza del diverso, avvicinarsi a tante terre lontane che una vita intera non basta per conoscerle tutte; è una full-immersion nella cultura, nella storia e nell’economia di altri Paesi, molti dei quali sono stati capaci di superare enormi sfide negli ultimi decenni.

Penso a Israele, una terra deserta, arida e arsa, che vive e mangia grazie all’irrigazione a goccia; una terra che è stata persino capace di inventarsi un nuovo tipo di pomodoro – il ciliegino – e di esportarlo in tutto il mondo. Penso al Kuweit, uno dei Paesi meno piovosi al mondo, dove le coltivazioni avvengono in serre, con le piante disposte in verticale, su enormi pareti, per ottimizzare gli spazi ma anche la distribuzione dell’acqua (le gocce in eccesso, cadono su quelle sotto e poi ancora quelle sotto e così via). Ma penso anche a Egitto e Filippine dove, grazie al rafforzamento dei sistemi sanitari e all’accessibilità gratuita di tali servizi alle famiglie più povere, è stato possibile ridurre i tassi di mortalità infantile e livellare un pochino la differenza tra ricchi e poveri. In fondo è proprio questa la sfida globale: ridurre gli sprechi, provare a suddividere le risorse tra tutti, insegnare alle popolazioni più arrettrate, provate da guerre, epidemie e corruzione, a sfruttare il proprio potenziale.

bambini poveri

Questo scatto l’ho fatto in Colombia, dove l’amianto è di casa, nel senso stretto del termine! Se questa si può definire casa…ma per questi bambini, lo è.

Penso anche al Paese di mio marito, la Colombia, dove esistono le migliori piantagioni di caffè al mondo, dove si trovano giacimenti d’oro e petroliferi. Eppure, nonostante questo, ci sono ancora così tante diseguaglianze e famiglie bisognose, che vivono in condizioni igienico sanitarie precarie e bambini costretti a lavorare fin da piccoli per aiutare in casa. Che male che fa.

Oggi che sono madre, ancora di più. Papàrisparmio, per primo, quando è arrivato qui mi ha insegnato tante cose che per lui sono automatismi, perchè fanno parte del suo vissuto, della sua storia: se la luce durante il giorno è razionata, impari a spegnerla sempre dietro di te; se l’acqua costa cara, quando ti lavi i denti, stai sempre a attento a chiudere la “llave (il rubinetto).

LEGGI ANCHE: Expo, biglietti scontati, i bambini pagano?

expo per bimbi


Per far capire anche ai nostri figli quanto sia importante evitare gli sprechi e quanto siano fortunati, fategli visitare il Villaggio Save The Children a Expo, dove potranno seguire tanti percorsi interattivi pensati proprio per loro. Inoltre all’interno del padiglione non dimenticate di firmare il braccialetto-nascita (potete firmare la petizione online a questo link Save The Children Expo); tutte le firme raccolte verranno poi portate al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon a settembre affinchè faccia pressione sui leader mondiali per mettere fine a tutte le morti infantili nel mondo entro il 2030. Save The Children si occupa di bambini ma parla soprattutto a noi adulti. Siamo noi, infatti, responsabili della loro felicità e sentire storie come queste riempie il cuore ma allo stesso tempo un po’ ce lo spezza.

Save The Children è presente sia su Facebook che Twitter.

“Il giorno più bello della mia vita è stato quando la scuola ci ha portato in gita al fiume. È stato fantastico! Abbiamo…

Posted by Save the Children Italia on Giovedì 9 luglio 2015

mamme in kenyaVeronica vive nello slum di Kibera, a Nairobi, da diversi anni. Vive in una baracca di una stanza con il marito, il figlio di 4 anni, la sua piccola Esther di 4 mesi e una ragazza di 15 anni che ha adottato e che considera come una figlia. Il marito di Veronica fa il muratore ma non in modo regolare, mentre la donna vende ortaggi al mercato e fa dei lavoretti a maglia per guadagnare qualche cosa in più. Veronica ha dato alla luce Esther 4 mesi fa. Durante la gravidanza la donna ha scoperto di essere anemica e ha ricevuto sostegno da Moira, l’operatrice sanitaria di Save the Children, che l’ha indirizzata alla clinica locale per fare tutti gli esami medici e dove le hanno detto cosa fare per la sua condizione. Erano le 22 passata quando le si sono rotte le acque e nonostante volesse recarsi in ospedale, era troppo lontano per andarci a piedi di notte e aveva paura che la potessero assalire e rapinare durante il tragitto. Comprensibilmente non voleva partorire da sola in casa, perciò ha chiamato l’operatrice sanitaria, senza sapere se sarebbe andata da lei vista l’ora. Ma Moira è riuscita ad andare e ha supportato Veronica durante il travaglio. La piccola Esther è nata poco dopo. In seguito l’operatrice ha portato mamma e bambina in clinica per un controllo medico completo. Ora mamma e piccola stanno bene.

bambini in india

Rana, 35 anni, vive a Nehru Place, un quartiere finanziario di Nuova Delhi, con il marito, i loro due figli (di 1 e 3 anni) e le sue due sorelle con le rispettive famiglie. Vivono su un piccolo lotto di terra che non appartiene a loro e sono continuamente minacciati di venire sfrattati, ma fino ad ora sono riusciti a rimanere. Rana e la sua famiglia vivono qui perché è l’unico posto dove suo marito può trovare lavoro. Sono estremamente poveri, vivono in condizioni igieniche scarse, senza elettricità, acqua corrente o bagno. Hanno solo il giusto per poter mangiare e per pagare le medicine di base. Tutti i bambini di Rana sono nati in ospedale, ma la sua esperienza con lo staff non è stata positiva e ha la sensazione che le persone abbiano dei pregiudizi nei suoi confronti semplicemente perché è povera.



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