IL MIO PARTO E QUEL DOLORE CHE NON SE NE ANDRA’ MAI

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Mi chiamo Silvia, ho 28 anni e due bambine: Aurora, di quasi tre anni, e Camilla e sono in attesa del terzo bimbo/bimba.
Il 31 Agosto 2011 alle 16:16, a 39 settimane + 2 giorni, Aurora è venuta al mondo e mi ha regalato il suo primo sorriso.
Ho voluto un parto naturale a tutti i costi per lei anche se la mia ginecologa insisteva per un cesareo.
“La bimba è grande, tu hai tutti i tuoi problemi, ecc.” mi diceva.
Ora, è vero che io ho dei problemini e la mia gravidanza non è stata impeccabile (gravidanza a rischio con minaccia d’aborto e principio di gestosi), ma se avessi davvero saputo quanto grande era Aurora (nota bene un elefantino di 4220 gr per 52cm!) forse ci avrei pensato su invece di combattere la mia battaglia pro parto naturale.
In realtà, sono stata davvero felice della mia scelta, ero orgogliosa di ciò che ero riuscita a fare.

Un po’ diversa è la storia di Camilla che vorrei raccontare.
Premetto che è stata una gravidanza non troppo facile, con diversi intoppi (perdite di sangue, cerchiaggio d’urgenza a 24 settimane e lunghi mesi di assoluto riposo), ma questo non ci ha impedito di arrivare a 41 settimane + 2 giorni.

Era il 5 Febbraio 2014 …

Mi sveglio di soprassalto, forse ho fatto un brutto sogno, ma non me lo ricordo.
Ho il cuore che batte forte. Guardo l’ora, è l’una e mezza appena passata, ciò vuol dire che ho dormito solo un paio d’ore.
Ho come paura, ma non ne capisco il motivo.
Appoggio una mano sulla pancia per sentirti, come faccio sempre di notte, sei tranquilla, forse dormi.
Mi alzo e vado a fare pipì, so che non sarà la prima né l’ultima volta questa notte.
Continuo a sentirmi agitata, ma poi penso sia normale: fra poche ore ci vedremo ed io non sto più nella pelle.
Solo quella strana sensazione.. appoggio di nuovo una mano sulla pancia e mi corico di nuovo nel letto.
Vorrei svegliare anche papà, tanto sono in ansia. Ho davvero paura che tu non stia bene, così provo a svegliare te.
Inizio a pungolarti come faccio sempre, ormai dovresti riconoscere questo mio gesto, ma non ti muovi. Dormi davvero profondamente. Beh forse è meglio, ci aspetta una giornata impegnativa.
Cerco di dormire, ma non ci riesco. Sei davvero grande ed il pancione di mamma è molto ingombrante.

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“Pregnant Lady With Stethoscope” by imagerymajestic

Credo di essermi riappisolata e mi risveglio di nuovo, agitata e spaventata, qualcosa non va. Sono le due, è passata solo mezz’ora. Regolarizzo di nuovo il respiro. Ormai sono diventata brava in questo dopo tutte le crisi d’asma degli ultimi giorni, ma questa non è una crisi d’asma. Sono proprio preoccupata per qualcosa. Vorrei addirittura alzarmi, prendere lo stetoscopio per sentire il tuo battito, ma poi non lo faccio, non l’ho mai fatto durante la tua gravidanza, non vedo perchè cominciare ora. So che la mia è solo ansia.
Appoggio un’altra volta la mano sulla pancia, dormi. Questa volta non mi accontento, voglio sentire un piccolo movimento, anche se questo vuol dire svegliarti e magari non riuscire a ritrovare una posizione comoda per entrmabe per un bel po’ di tempo.
Mi metto a pancia in su e provo di nuovo a pungolarti, niente. Caspita quanto dormi!

Effettivamente ultimamente ti muovi proprio poco, devi avere davvero uno spazio minimo lì dentro. Mi giro sul lato sinistro, lo so che questa posizione proprio non ti piace e di solito punti i piedini, ma è proprio questo lo scopo della mamma.
Finalmente sento uno spostamento, così mi tranquillizzo un pochino e mi rimetto sul lato destro così sei più comoda anche se questo per me vuol dire tanto male alla schiena visto che sono mesi che dormo solo più così. Ma sta tutto per finire, domani a quest’ora mi lamenterò invece del fatto che tu non vuoi dormire.
Penserai che la mamma si lamenta sempre, beh forse un pochino, ma farei di tutto per te e la tua sorellina, quindi sappi che anche se mi lamento o mi arrabbio, poi tanto l’avrete sempre vinta voi.
Passiamo una notte davvero tormentata, piena di mille risvegli e brutti sogni, piena di paure e brutte sensazioni, piena di voglia di vederti.

Finalmente è mattina, così ci alziamo e ci vestiamo in fretta e, mentre la zia è già arrivata a casa nostra per prendersi cura della tua sorellina, noi ci incamminiamo verso l’ospedale.
Durante il tragitto in auto, ripenso a quel lontano 6 Ottobre quando avevo il terrore nascessi fortemente prematura e senza molte speranze di sopravvivenza. Quanto tempo è trascorso da allora, quanta fatica abbiamo fatto, che brutti momenti abbiamo passato, ma è finito tutto. Ti accarezzo e penso con felicità, ormai ci siamo!
Però è strano che non ti sei ancora svegliata, anche se ultimamente al mattino sei piuttosto tranquilla.
Puntuali alle sette e mezza siamo in reparto in attesa della visita per il ricovero e l’induzione.
Non mi preoccupa poi così tanto il travaglio e il parto, l’importante è vederti.
Neanche tu mi senti particolarmente agitata, meglio così. Vedrai andrà tutto bene, ci sono la tua mamma e il tuo papà che ti spettano, perciò non devi avere paura, cucciolina mia.
Dopo un paio di battute spiritose con un’ostetrica, ci raggiunge una dottoressa che ci chiede il motivo per cui siamo in ospedale e la mamma risponde allegramente: “Per l’induzione!”

“Ma non è il giorno corretto” mi rispende la dottoressa. “Oggi sono solo 41 settimane e 2 giorni, per l’induzione servono 41 settimane e 3 giorni”.

“A me è stato detto, e mi è anche stato messo per iscritto dal Dottore che mi ha visitata lunedì, che dovevo presentarmi oggi a digiuno per l’induzione al parto e di portarmi anche la valigia.”
Così dicendo, Le porgo il foglio. E aggiungo scherzosamente:
“Non ho nessuna intenzione di tornare domani, piuttosto mi accampo qui!”
La Dottoressa sorride: “Si deve essere sbagliato il Dottore, comunque non c’è problema. Venga che La visito”
Entro nella sala visite e mi stendo sul lettino, adesso comincio a sentire un po’ di agitazione.
Prima di tutto la Dottoressa fa un’ecografia, ed eccoti lì sullo schermo.
Controlla che sei a testa in giù, “La placenta è posteriore e liquido ce n’è. Molto bene, è tutto a posto. Adesso La visito così vediamo da che situazione partiamo”.
“Siamo già a tre, quattro centimetri di dilatazione, non male”
Molto bene, direi anche io. Anche se sono quindici giorni ormai che ho questa dilatazione e da lì non ci schiodiamo. Dopo che hai provato l’ebrezza di nascere, o quasi, a 24 settimane, ora proprio non ne vuoi più sapere.

“Adesso Le darò un po’ fastidio. Le scollo le membrane in modo da stimolare le contrazioni. Se siamo fortunati, non avrà bisogno delle fettucce, ma solo della flebo, comunque vediamo.”
Detto questo, mi rivesto e firmo alcuni fogli per il consenso all’induzione, poi un’ostetrica mi accompagna al mio letto, il numero 11, e mi preleva il sangue.
Mi metto la camicia da notte, è da tanto tempo che è pronta nella valigia, e ripeto a papà qual è la tutina che devi indossare appena nata.
“E’ qui sopra alle altre, ricordati!” gli ripeto per l’ennesima volta.
“Lo so, mi ricordo” cantilena papà per l’ennesima volta.
Spendo qualche minuto a chiacchierare con una neomamma nella nostra camera.
Ha un maschietto di due giorni che sta dormendo tranquillo.
Chissà se anche tu dormirai tranquilla o mi terrai sveglia tutta la notte come hai fatto in questi ultimi mesi? Lo scopriremo presto.
Mi incammino vero la stanza dove si fa il tracciato.
Quante volte siamo già state qui, ma questa sarà l’ultima.
Arriva A., l’ostetrica che ci seguirà durante il travaglio e il parto, sempre che tu non ti faccia attendere anche oggi.
Metto la prima fascia che rileva le contrazioni, poi A. prende la seconda sonda che rileva il battito e lo appoggia dove ci sei tu.
Silenzio.
A. toglie la sonda, spegne e riaccende il macchinario e riappoggia lo sonda sul mio pancione.
Silenzio
A. sposta la sonda e ti cerca.
Silenzio
Guardo A., guardo papà che inizia ad agitarsi.
Silenzio
“Hai appena fatto la visita ed era tutto a posto, vero?” mi chiede gentilmente l’ostetrica.
Annuisco.

"Human Fetus" by ddpavumba

“Human Fetus” by ddpavumba

“Allora questo coso non funziona.. o magari, visto che hai le contrazioni, si è già incanalata e non riesce a rilevare il battito. Riprovo ancora una volta, in caso ci spostiamo di nuovo in sala ecografia così guardiamo di preciso come si è girata e appoggiamo la sonda direttamente sul cuoricino”.
A. cerca ancora con la sonda.
Silenzio.
Allora esce dalla stanza e chiama la Dottoressa.
Io e papà ci guardiamo. Si legge il terrore nei nostri occhi. Sicuramente la sonda è rotta, ieri sera ti ho vista muovere. Per favore, fatti sentire, fammi sapere che stai bene, cucciolina.
Non ti muovi, dormi.
Da questo momento tutto diventa confuso, mi sembra come di vivere una situazione extracorporea, dove vedo me stessa e gli altri parlare e muoversi.
In silenzio, mi sdraio su quel lettino, la mia mente vaga, ripenso alle parole positive della Dottoressa pochi attimi prima, poi l’angoscia che ho provato per tutta la notte mi riassale.
Questa volta è più forte, è quasi tangibile.

La Dottoressa ti controlla. Le contrazioni stanno diventando più forti e regolari, ma non mi fanno male, le sento appena. Poi senza dire una parola esce dalla stanza e rientra dopo pochi minuti con altre due Dottoresse.
La sonda dell’ecografo è appoggiata sul mio pancione, su di te. Ci sono tre dottoresse e tre ostetriche, papà mi tiene la mano, tutti guardiamo lo schermo.


Silenzio. Dormi. Per sempre.
……..

Dopo avermi dato notizia dell’accaduto, mi chiedono che tipo di parto avrei preferito.
In realtà, io voglio fare proprio nulla, ma semplicemente starmene lì seduta sul letto ad accarezzare il pancione, a coccolare Camilla.
Non ho avuto molto tempo per decidere dal momento che ero in travaglio indotto dallo scollamento delle membrane prima che si rendessero conto che la mia bimba non c’era già più.

E poi ho deciso: partorire significa dare alla vita, mentre io avrei inevitabilmente dato la morte, e questo non potevo davvero farlo.

Per questo ho chiesto un cesareo. Non perché non volevo provare il dolore delle contrazioni, non perché avevo paura del parto, non erano nulla rispetto al dolore del mio cuore.
Il taglio sarà il ricordo tangibile sulla mia pelle di ciò che è stato, della mia bambina, per non scordare mai.
Il parto cesareo è stato la morte della mia bimba, ma non sono stata io a dargliela…
Alle 10:49 del 5 Febbraio 2014 Camilla viene al mondo, in silenzio, mentre io dormo..

Oggi, sono passati poco più di tre mesi da quel giorno, ed il dolore rimane intenso, straziante e costante. Però, allo stesso tempo, il suo dolce ricordo vive nel mio cuore e per sempre vivrà, dove anche lei sempre vivrà.

Provo ad essere felice, anche se non è facile, perchè nel momento stesso in cui sorrido mi chiedo come sarebbe se ci fosse stata anche lei e tutto torna ad essere triste.
Ma ci provo, iniziando dalle piccole cose, perchè comunque un dopo da vivere c’è…

foto 1

Cosa faccio ora?
Cerco una nuova felicità fatta di cose semplici: gioco con Aurora e mi mi occupo di Camilla. Come?
Non potrò più riempirla di baci, cosa che continuo a fare con Aurora, neppure darle il biberon neppure vederla crescere e sorridere, però terrò per sempre vivo il suo ricordo.

Per questo adesso scrivo in un blog (http://senzate0502.blogspot.it/) e parlo di lei e della sua sorellina e chi arriverà, ma non solo, cerco di informare per sensibilizzare e creare una cultura sul lutto perinatale e impegnarmi perchè qualcosa cambi a livello medico (controlli e assistenza in gravidanza) , perchè così le ho promesso, perchè questo è il mio modo per starle vicino, perchè io non mi scorderò mai di te, Camilla…

Silvia Guelpa, una mammarisparmio

Io ringrazio ancora Silvia per aver scelto il mio blog raccontare la sua storia. Non so bene che dirle, dopo un racconto del genere…se non che la sua forza e il suo coraggio sono straordinari, che quello che sta facendo è straordinario. E che è vero: serve che qualcosa cambi a livello medico. Io pure ho subito lo scollamento delle membrane, senza nemmeno che mi venisse detto, da una ragazzina fresca di laurea. Solo dopo ho realizzato quello che mi aveva fatto…anche voi avete dovuto fare i conti con personale poco qualificato prima-dopo-durante il parto?



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3 pensieri su “IL MIO PARTO E QUEL DOLORE CHE NON SE NE ANDRA’ MAI”

  1. Cara Silvia,
    nessuno meglio di me può capirti.. a me è successa la stessa cosa però 5 giorni prima del cesareo programmato e questo nell’agosto del 2011.. Io dovevo fare un cesareo il venerdi e la notte del sabato l’ho passata agitandomi nel letto perché “sapevo” che qualcosa non andava, qualcosa era successo e il mio piccolo Cristian non riuscivo a sentirlo nonostante i vari movimenti che provavo a fare… la cosa più atroce è stata quando dopo essere andata in ospedale alla mattina e aver avuto la conferma di quello che il mio cuore già sapeva, il medico mi ha chiesto se a quel punto volevo fare un parto normale… dopo che io per tutta la gravidanza avevo provato a convincere in tutti i modi il mio ginecologo a farmi un vibac ma non c’era stato verso… Quello è stato come uno schiaffo.. ora potevo anche farlo tanto non c’erano più rischi.. Non accetterò mai quel che è successo nonostante poi abbia avuto a distanza di un anno esatto una bellissima bimba ma quel dolore non se ne andrà mai e si calma un po’ solo quando vado da lui al cimitero..
    perciò io posso capirti benissimo ma solo chi lo ha provato sa veramente cosa significhi perdere così un figlio.. Un abbraccio grande..

    1. Ciao Mara, grazie per il tuo commento, leggere storie come la tua e quella di Silvia mi riempie il cuore di tristezza e nemmeno riesco a immaginare il vuoto che vi ha lasciato dentro questa perdita. Ti abbraccio forte.

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