PERCHE’ PARTORIRE MI HA TOLTO LA VOGLIA DI FARE UN ALTRO FIGLIO

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Come Penelope tesseva la tela attendendo il suo Ulisse…io attendendo la mia Camilla, il giorno dopo la scadenza del termine previsto, tessevo la mia prima borsa in fettuccia e tra una contrazione e l’altra e il passare dei giorni senza che nulla succedesse, mi chiedevo se Camilla non avesse intenzione di farmi realizzare un vero e proprio trolley! No beh…all’arrivo della prima contrazione niente di preoccupante..riuscivo a sferruzzare anzi a “crocettare”, come si dice in gergo, tranquillamente e la mia prima creazione in fettuccia procedeva  serenamente. Al parto c’ero arrivata tranquillissima. Pensavo “beh ci sono passate tutte” e poi “in giro ci sono mamme con 3 o 4 figli”..”vuoi che non ce la faccia io!”…

Alla luce dei fatti, forse l’avevo presa troppo sotto gamba. Beh andiamo avanti, le contrazioni erano iniziate, ripeto ancora qualcosa di tollerabile e non molto frequente, ma man mano che passavano le ore si intensificavano.

E arrivò il giovedì notte.

Non l’ho mai amata la notte: i pensieri e le preoccupazioni si ingigantiscono, forse una reminiscenza mai risolta della paura del buio che si ha quando si è piccolini. Comunque quel giovedì notte dormire iniziò ad essere difficoltoso (ma che dico dormire, quello sarebbe stato pure fin troppo!); il mio desiderio più grande era semplicemente quello di poter stare almeno sdraiata da qualche parte e invece, dopo aver attraversato la famosa fase narrata anche dai manuali sul parto – quando ti prepari al parto e diciamo così il tuo corpo si libera – il mio rifugio era diventato la doccia. Riuscivo a stare solo lì: seduta, accovacciata, in piedi, attaccata alla parete, con il rischio reale di lì a poco di trasformarmi in una sirena!

Comunque ancora una notte e un giorno potevano essere tollerabili.

La mattina ovviamente sono andata in ospedale ma lì mi hanno mandato sbrigativamente a casa dicendomi che le contrazioni erano solo un pretravaglio e che la fase attiva del travaglio era ancora mooolto lontana.

E così iniziò il secondo giorno in attesa di Te.

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“Crocettavo” e quando arrivavano le contrazioni, come una brava allieva, mettevo in pratica ciò che avevo imparato in tre mesi di corso yoga che mi avevano talmente rasserenato l’anima e il corpo da sottovalutare forse ciò che mi stava aspettando. E arrivò ancora notte.  Era il 7 settembre, non riuscivo a chiudere occhio neanche a pregare in cinese, anzi in tibetano;  l’acqua continuava a scorrere sotto la doccia ed era l’unica a darmi un po’ di sollievo. Mio marito aveva fatto partire tutte le applicazioni possibili e immaginabili dello smartphone di cui mi aveva anche munito in sua assenza e le contrazioni erano registrate e calcolate al secondo.

Aumentavano sì ma continuavano a essere irregolari, ovvero inutili.

Sabato mattina finalmente, un evento che speravo avrebbe dato una svolta alla situazione. Si rompe il famoso tappo mucoso. In realtà, anche da manuale, non era segnalato come uno di quegli eventi che di lì a poco mi avrebbero fatto partorire, eravamo solo all’inizio, ma per me era il segnale che forse qualcosa sarebbe successo . Ma così non fu. Dopo due giorni e due notti senza chiudere occhio, il mio fisico non reggeva. Era sabato, mio marito era a casa e il mio tempo era scandito da docce o da momenti in cui riemergevo dall’acqua e mi aggrappavo a lui, unica posizione che mi permetteva di tollerare i dolori delle contrazioni.

La situazione in casa, mia mamma inclusa, cominciava a essere di tensione. Mi ricordo che sono scattate le prime telefonate alla ginecologa e che lei, la ginecologa, diceva a mia mamma (io non ero in grado di parlare) che avrei dovuto prendere la cosa sul ridere, che si trattava di pretravaglio e che tante sue pazienti in questa fase erano a prendersi il sole in piscina. Insomma come sentirsi una mezza calzetta.

D’accordo non mi sono mai sentita wonder woman, ma neppure una che non tollera il dolore. Cominciavo ad avere delle crisi di identità. Vado ancora in ospedale ma nuovamente mi rispediscono al mittente, io e mio marito ci siamo trasferiti da mia mamma che ha il letto matrimoniale (non in stile futon come il nostro, assolutamente sconsigliato quando ti trovi alle prese con le contrazioni) e soprattutto è munita di spaziosa vasca dove avrei potuto continuare il mio processo di trasformazione di polmoni in branchie e assistere alla comparsa della coda da sirena. Non posso spiegare in che stato fisico mi trovavo a quel punto e ovviamente non sto a dirvi che anche quella è stata una notte in bianco passata tra la sala al piano sotto (per non disturbare nessuno) camminando e respirando (avendo voglia però di urlare) e la vasca da bagno. Ovviamente non riuscivo più a deglutire cibo solido ormai da ore ma a quello neppure ci pensavo. L’unica cosa che pensavo è: “Ma questa bambina vuole uscire o no?” Stavo perdendo le speranze oltre che la forza e la fiducia in me stessa.


Finalmente arrivò la luce..si quella dell’alba. Mi ricordo che mio padre che di solito tende a sdrammatizzare ogni circostanza, alzò la voce: “O  adesso la ricoverano, se no vengo io all’ospedale.  Questa figlia se andiamo avanti così non mi fa più figli”.

Ripartì allora la carovana per l’ospedale. Ormai io non avevo nessuna voglia di parlare..mi visitarono per l’ennesima volta e visto le condizioni mi ricoverarono in reparto anche se la fase attiva non era ancora iniziata. “Dead woman walking”, questa ero io nella stanza del reparto e come compagna di avventura, una signora cinese appena partoriente che ogni due per tre si sentiva le mie urla disumane. Giuro, non ne potevo più e loro, all’ospedale, non facevano niente per farmi stare meglio.

Intanto mi domandavo: ma se non ero ancora in fase attiva e non avevo più forze, quando sarebbero arrivate le contrazioni vere, come avrei fatto a tollerarle?! Il solo pensiero mi faceva impazzire. Passarono le ore e forse per farmi sperare in qualcosa, l’ostetrica, che mi rassicurava in mille modi, mi disse che a mezzanotte avremmo fatto una visita per vedere la situazione e che se fossi entrata in fase di travaglio attivo mi avrebbero fatto l’epidurale. Anche perché, senza di quella, nelle condizioni in cui ero arrivata, non ce l’avrei fatta.

Arrivò la mezzanotte, la visita e l’arrivo dell’ostetrica che mi disse:  “Niente, ancora non siamo alla fase attiva”. Io scoppiai a piangere, ero in crisi nera. Non ne potevo più… giuro a quel punto, con tutta la volontà del mondo anche il Dalai Lama non sarebbe riuscito a trattenersi! L’ostetrica si consulta nuovamente con la dottoressa e alla fine mi dicono che provano a farmi un’iniezione di petidina “per vedere se rilassandomi succede qualcosa”. Se però questa non avesse fatto effetto avrebbero dovuto comunque aspettare almeno 6 ore per potermi fare l’epidurale. Ansia totale ma almeno succedeva qualcosa che mi avrebbe fatto, così dicevano, almeno riposare.

Ma io dico …ci voleva un genio a capire che dopo 4 giorni passati in piedi “forse” ero leggermente contratta e il mio corpo non riusciva a rilassarsi e di conseguenza io a dilatarmi!!??? Come far passare la voglia ad una donna di avere altri figli!

Iniezione di petidina fatta, riesco a chiudere gli occhi mezzora e pure mio marito. Poi tutto d’un tratto, una forte contrazione,  e finalmente si rompono le acque. Mi portano subito in sala parto. Camilla stava arrivando non ci potevo credere…ma  a quel punto non avrei piu’ tollerato alcun dolore.

In mezzora ero dilatata 5 centimetri.

Le mie gambe sul lettino non reggevano. Chiedo quindi all’ostetrica di turno di farmi stare da qualche altra parte. E sapete dove mi mettono? Su una bella sedia a dondolo. Non vi dico le contrazioni sulla sedia a dondolo che belle! Un’emozione unica. Di lì a poco, quando stavo per cedere e chiedere l’epidurale per i dolori insopportabili, sento arrivare le spinte. L’ostetrica si era assentata un attimo e io che non vedevo l’ora di tirare fuori Camilla l’ho chiamata urlando “Ostetrica….sta uscendoooo!”.

Mi rimettono sul lettino e vi dico che in 4, solo 4 spinte, il mio cucciolo è venuto al mondo! Spingevo anche quando non dovevo farlo tanto non ne potevo più. Nonostante tutto, certo, ne era valsa la pena….però quei ricordi non si cancellano! Anche perché non era esattamente finita. La placenta non è uscita e di lì a poco hanno fatto uscire mio marito con la piccola e mi  hanno fatto l’anestesia generale per il secondamento manuale. Insomma un’odissea per tornare all’incipit mitologico del mio racconto (Penelope che tesseva la tela).

Ed eccolo il mio capolavero. Però quanta fatica mi è costato!

Ed eccolo il mio capolavoro. Però quanta fatica mi è costato!

 

In tutto ciò però pensate che mio marito è riuscito anche a piazzare l’mp3 con casse in sala parto per fare venire al mondo Camilla con le musiche yoga che mi avevano accompagnato in gravidanza, come avevamo deciso. Almeno lei, Camilla, è nata serena! Meno male che non ha sentito i “mantra” che ho urlato per 4 gg quando non si decideva a venire fuori. Mamma un po’ sclerata, ma figlia serena.

Camilla è il più bel capolavoro e il lavoro più ben fatto della mia vita, però sinceramente quando ci ripenso, non so se sia giusto nel 2012 patire così tanto per avere un figlio tanto da farti passare la voglia di averne un altro.

Voi cosa ne pensate?

 

Raffaella Meazzi, una Mammarisparmio.

 



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16 pensieri su “PERCHE’ PARTORIRE MI HA TOLTO LA VOGLIA DI FARE UN ALTRO FIGLIO”

  1. io ho fatto un travaglio così nel 91, a 21 anni, 3gg di tormento ma alla fine manco ho partorito naturalmente, niente dilatazione, dopo 70 ore 3cm quindi cesareo… però il trauma è durato poco, infatti di figli ne ho 5… 🙂 dai, col tempo magari passa!!!!

  2. Io ho partorito 21anni fà,l’esperienza più brutta di tutta la mia vita,nn ho voluto più figli…ho 42 anni ma ripensarci mette terrore

  3. Ciao!! Non ci vedo nulla di traumatico o di strano nell’avere una preparazione al travaglio che dura due-tre giorni. E’ molto frequente (io stessa ho attraversato questa lunga fase per il mio primo cucciolo)! Quello che secondo me ha reso il tutto difficile e doloroso per te è il fatto che tu abbia dovuto fare avanti-indietro da casa all’ospedale più volte, senza una figura di riferimento che ti sostenesse e ti consigliasse, come potrebbe essere una doula o un’ostetrica. Il fatto che in ospedale anziché incoraggiarti sulle tue enormi potenzialità di mammifero ti abbiano rassicurata con la promessa di un’epidurale è emblematico di come nelle strutture sanitarie si tenda ad allontanare le donne dalla naturalità dell’evento nascita. E’ rincuorante, invece, leggere che l’ostetrica ti abbia messa su una sedia a dondolo: la posizione distesa non è assolutamente indicata nè per il travaglio nè per il parto! e poi ogni donna ha diritto a muoversi e a trovare la posizione che più le garba per assecondare le onde. le spinte e le sensazioni del dare alla luce. Sono certa che l’amore e la dolcezza della tua piccola ti faranno tornare la voglia di un’altro cucciolo…quando sarà, prova con tuo marito a percorrere una strada più fisiologica, magari contattando già nelle prime settimane d’attesa un’ostetrica o doula (potete rivolgervi all’associazione Il melograno sparsa su tutto il territorio italiano) o un’ostetrica per il parto a domicilio… La potenza creatrice va assecondata e onorata. Sii fiera di essere un mmmifero, non permettere a nessuno di interferire con la tua consapevolezza e il tuo istinto. Shanti!
    Valentina (mamma di Attilio e Elena, nati tutti e due a casa con parto Lotus)

    1. Valentia, beata te che hai avuto esperienze così belle e così costruttive!
      Esistono anche altre realtà,però.. e quando il mondo ti pare crollare addosso e ti portano in barella, di corsa e quasi vestita in sala operatoria per un cesareo d’urgenza…beh, allora apprezzeresti anche l’offerta di peridurale o di una qualsiasi anestesia spinale che ti permetta, almeno, di vedere nascere tuo figlio! A me non è toccato e quindi, se vuoi, ti posso raccontare il trapasso delle persone a me più care, che ho seguito fino alla fine, ma NON SO e saprò mai come nasce un mio figlio!
      Ringrazia il Supremo che preferisci e goditi i tuoi figli, ma la realtà ha tante sfaccettature.
      Massima solidarietà a Raffaella e a tutte le mamme ‘complicate’ come me!

  4. Io per fortuna ho partorito e “travagliato” solo in un’ora e mezza anche perche’ con una contrazione ogni 10 secondi a quella intensita’ se fosse durata di piu’ sarei morta. Non si tratta di soglia del dolore e i parti non sono tutti uguali per cui non si puo’ giudicare il fatto che la tua esperienza sia o meno traumatica. Se l’hai vissuta cosi lo e’ e nessuno puo’ dire il contrario. Io anche l’ho vissuta cosi, l’ho presa alla leggera prima pensando che partorire in fondo non sarebbe stato cosi doloroso per me. Poi dopo il parto i punti per me sono stati un incubo e mi hanno impedito di camminare bene per un paio di mesi (uno di questi si era staccato e ancora, dopo un anno, qualche fastidio me lo causano). Invece altre mamme stavano bene, alcune hanno partorito senza poi ricevere nemmeno un punto! io non sono riuscita ad allattare per il dolore ai capezzoli e per altre sembrava cosi naturale. Questo per ribadire che i parti non sono tutti uguali e che se non ti lasciano la voglia di averne un altro e’ legittimo! Io un altro lo vorrei ma per almeno 4 mesi dopo il parto davo della pazza a mia mamma che ne aveva fatte 4 di figlie! Nel 2013 e’ inconcepibile che si debba soffrire a tutti i costi, siamo tutte in grado di partorire ma alcune soffrono di piu’ ed e’ giusto impedire che questa sofferenza significhi vivere male il momento. Anche l’allattamento ad eßempio. E’ stupendo allattare sicuramente ma se una mamma non resiste al dolore e ad ogni poppata piange e si sente incapace nonostante le mille lezioni delle ostetriche, il latte artificiale va bene comunque! basta con l’atteggiamento talebano sulla naturalita’ dell’evento! Non siamo bestie ma esseri umani e abbiamo gli strumenti per evitare di soffrire!

  5. E’ che nella nostra società ci hanno abituato a non ascoltare più il nostro corpo.
    Hai mal di testa? pillolina. Emorroidi? Bruciore di stomaco? Mal di schiena? via in un momento!
    I SINTOMI vanno soppressi. Non ascoltati. (d’altronde se hai un sintomo è perchè non aveva modo di uscire alla coscenza altrimenti) Visto che il sito è mammarispamio, la soppressione del sintomo non è un risparmio. E’ un’ipoteca!
    Il sintomo è l’unico filo di Arianna che potrà portarti a guarire (ed essere sani è un risparmio!!!!)
    In questo contesto una donna va a partorire impreparata. Nonostante i corsi.
    Partorire ti mette con le spalle al muro con i tuoi limiti.
    Il dolore ti inchioda a essere presente, in quel momento, da sola (da soli tu e il figlio).
    Si che l’ambiente è importante, potersi muovere liberamente, avere un compagno che sostiene, ostetrica empatica.
    Ma non c’è pezza: se non si spegne il cervello (abbassare le luci, non cercare di dis-trarsi -che vuol dire tirarsi fuori!- per rimanere nella danza dell’ “arriva la contrazione” “contrazione” “stà passando!” che è puramente corporea, si è fregate!
    Il cervello giudica.
    Il corpo segnala. E se stai attento ai segnali e li segui, non ti opponi, non dici “dolore=brutto” ecco che avviene il miracolo.
    Il corpo sa come si fa. Da solo. Devi solo avere il coraggio di lasciarglielo fare.
    Io di figli ne ho tre (anche se la prima l’ho persa al 5° mese, ho avuto un parto, quindi 4 parti. Ovviamente quella primissima volta ero impreparata al dolore e ho pensato che non ne avrei avuti più di figli. Retroattivamente quelle contrazioni erano ridicole….)
    La gravidanza successiva (visto gli errori grossolani fatti dai medici nella prima) diffidiamo dell’ospedale e ci orientiamo per parto in casa. Ottima scelta, che rivendico nonostante la difficoltà. Ho delegato il mio parto alle ostetriche e il mio vissuto è stato simile a quello della mamma di Camilla. Dolore, gonfiore. Pensavo “non uscirà MAI di li” (non ci passa!!!)
    Loro mi dicevano cosa dovevo fare. ore e ore. Comunque è nato.
    E finchè non ha avuto un anno e mezzo ho pensato che chi faceva due figli era pazzo.
    E abbiamo cercato il secondo.
    Ma se i dubbi sull’ospedale rimanevano, adesso il mio corpo mi diceva che qualcosa non andava anche con le ostetriche, quindi ho cercato un’altra ostetrica.
    Per il parto in casa ce ne vogliono due, ma questa era una vecchia (75 anni?) ostetrica condotta. Fatto nascere 7500 bambini. Parecchio lontana da casa mia, ma per le feste viene in visita proprio da parenti dalle mie parti e ci accordiamo. Mi sentivo in una botte di ferro.
    Mi chiede se può venire un’osterica per imparare e io accetto. Per fortuna. Il feeling con lei si è creato subito. Il mio bimbo è nato qualche giorno prima. La prima ostetrica l’ho chiamata e mi ha detto… che non poteva venire. La seconda è venuta a visitarmi a casa, ero al buio. Mi ha detto “c’è un buco davanti a te. quando arriva la contrazione e il dolore tu soffia, soffia il dolore dentro quel buco”. E io ho soffiato. Non pensavo a niente e soffiavo. Sentivo la sua presenza dietro di me, rassicurante. Mio marito sollecito. Ma è una cosa registrata in qualche parte di me. In quel momento ero li sola col mio soffio, il tempo e il dolore. Un mantice!
    Poi si è fermato tutto. (mezz’ora? Anche solo venti minuti?). I più belli della mia vita. L’ostetrica ha detto “riposati, è finito il periodo dilatante, tra un pò inizia quello espulsivo”. Ho dormito!
    Come potrebbe accaderti in ospedale?
    E poi è scesa la testa e gliel’ho detto. Mi ha chiesto se ero sicura, “sì” (col primo non ho mai avuto quella sensazione)
    Non ho neanche spinto. Le tre contrazioni hanno fatto uscire lentamente il mio cucciolo. Nato con la camicia. e Lotus anche lui.
    E’ stato POETICO.
    Mi commuovo ancora (ho scritto una lettera di ringraziamento a una doula, perchè mi ha aiutato molto una frase nel suo bolg “dentro ogni donna c’è una donna di un milione di anni che sa come si fa”).
    E così, aspettato un pò di più, non si decideva a venire, è arrivato anche l’ultimo.
    In casa, con ancora un’altra ostetrica, perchè P. non poteva.
    In un’ora è nato.
    I dolore è stato solo un compagno di viaggio. Un alleato.
    Non è mai stato sproporzionato alle mie capacità (anche se PRIMA credevo di sì!)
    Col senno di poi è quel dolore che mi ha reso più forte.
    Più capace di prendermi cura dei mie piccoli (io scelgo!)(la pediatra di base mi ha prescritto antibiotici TUTTE le volte che si sono ammalati)(e glieli ho dati solo in due casi)
    Non sono vaccinati ( e anche qui ci vuole determinazione a sentirti dare del criminale…)
    Ma sono solo esempi.
    NON FATEVI SCORAGGIARE! CHI HA PAURA COMPRA!
    Compra cesareo, epidurale, anche episiotomia!!!!
    (http://www.medicinenon.it/madre-riprenditi-la-dignita-che-ti-spetta-di-diritto)
    A tutti è capitato di sentire le tragedie del parto di qualche amica.
    L’ospedale è utilissimo, per pochi, pochissimi casi. Ringraziamo che c’è.
    Ma tutto quello che è fisiologia dovrebbe tornare nelle mani delle donne, nella saggezza del corpo. Nella fiducia nella Vita.
    E chi ha orecchie per intendre, intenda.
    Lisa V.

    1. Grazie per la tua bellissima testimonianza, che di sicuro darà coraggio a tante altre mamme “all’ascolto”! Mi spiace un sacco per il tuo primo bambino, deve essere stata un’esperienza terribile. Io pure, che ho una bimba di un anno e 4 mesi, penso: “Mai più figli”. Non mi fa dormire più di 3 ore di fila, nè mangiare in relax perchè mentre mangio vuole sempre stare in braccio attaccata alla tetta….però chissà magari anche io cambierò idea. Sono di quelle che dicono mai dire mai!
      Quanto al parto, esperienza bellissima…ma credo dipenda dal carattere. Io avrei l’ansia a partorire in casa. Non mi sentirei al sicuro, ma so che è un fattore puramente psicologico. 🙂 Io sono un’angosciata per natura che vede la morte e l’imprevisto ovunque. Che figata eh? 😉 e poi ti dirò….anche io mi sono addormentata dopo aver completato la dilatazione, testa a testa con mio marito, però ovvio…fifonissima, dalla mia avevo l’epidurale che ho chiesto anche per la fase espulsiva. Io credo che vada un po’ a culo e un po’ tenendo conto della soglia del dolore personale…
      grazie e benvenuta su mammarisparmio!

    2. Quanto sono d’accordo con te, quanto ti capisco, quanto condivido i tuoi sentimenti e le tue convinzioni!! Il dolore c’è certo che c’è, ma è un fedele compagno che ci parla, ci guida, ci rende Animali e amplifica il nostro istinto primordiale. Atteggiamento talebano? No, consapevolezza.

    3. Bella, bellissima testimonianza. Concordo con quello che dici, sul fidarsi del corpo perchè LUI SA. Ho partorito anch’io in casa 5 mesi fa. Mi sono emozionata leggendoti . un abbraccio.

  6. Credo che il dolore faccia “parte del gioco” in questo caso, quello che non va bene è che forse non arriviamo davvero preparate a quello che ci aspetta e invece la consapevolezza dovrebbe essere fondamentale.
    Una volta sicuramente l’ostetrica che andava in casa aveva esperienza e umanità, mentre negli ospedali (almeno per la mia esperienza) l’umanità non è contemplata. Molti pensano solo ai posti letto, e alle ripicche tra colleghi di cui spesso paghiamo le spese noi donne.
    Sicuramente sarebbe molto meglio se ci fossero strutture diverse dagli ospedali, o una rete organizzata per il parto in casa che fosse davvero solida e collegata strettamente a una struttura ospedaliera per intervenire rapidamente in caso di problemi.

    Quando ero incinta del mio primo bimbo (ora ha 5 anni) sognavo un parto dolce, mi piaceva l’idea di farlo in acqua e sono andata in un ospedale dove oltre al reparto tradizionale c’è una “casa del parto”, stanze singole, il travaglio e il parto avvengono sempre lì, il papà può stare tutto il tempo, anche a dormire dopo la nascita del bambino, hanno ricreato un mini ambiente domestico. Per chi lo desidera e si trova nella condizione giusta per farlo, c’è la vasca per il parto in acqua. Quando sono andata a vederlo col mio compagno ho deciso che era lì che doveva nascere il nostro bambino. Sullo stesso piano dell’edificio c’è il reparto tradizionale, in caso di problemi in 2 minuti sei in una sala operatoria(se serve).
    Peccato che niente è andato come speravo. Ho rotto le acque prima di avere qualunque contrazione, dopo qualche ora mi hanno dato pillole omeopatiche per stimolare qualche attività contrattile, dopo 2 giorni senza dormire, con contrazioni “inutili” stanca morta mi hanno messo la flebo di ossitocina: ero esausta, continuavo a non dilatarmi e ho chiesto che mi facessero l’epidurale. Mi hanno spostata nel reparto tradizionale, e con l’epidurale mi sono evidentemente rilassata e mi sono dilatata. Un altro pomeriggio ad aspettare la dilatazione giusta, inizio a spingere: il bambino è incastrato, è troppo grosso (4,2 kg) e non passa. Cesareo.
    Di tutto questo ambaradan, che non è stato divertente, l’unico ricordo che ancora adesso mi fa stare male è il disagio, il freddo e la paura che ho sentito in sala operatoria quando mi hanno fatto il cesareo, quando dopo tutta quella fatica ho visto mio figlio per 2 secondi e dopo l’hanno portato via.
    Nonostante tutto,non ho mai pensato nemmeno per un secondo di lasciare quel bambino figlio unico, forse perchè era una cosa di cui sono sempre stata convinta, anche da prima di rimanere incinta, e infatti la mia seconda è nata 17 mesi dopo il primo (altro cesareo d’urgenza, ma mano traumatico: in fondo, ci si abitua a tutto)

    Lavoro in proprio, ho due bimbi piccoli, la stanchezza è il mio pane quotidiano, ma quando guardo i miei bimbi giocare, in quei momenti in cui basta che uno dica una sciocchezza, una parola storpiata apposta e attaccano a ridere a crepapelle, con gli occhi che brillano di felicità, so che la paura e il dolore di quei pochi giorni sono nulla confronto alla gioia che mi stanno dando da quando sono nati.
    Vera

  7. Scusate per il ritardo. Ho letto ad uno ad uno tutti i commenti alla mia storia.Innanzitutto, vi ringrazio. La forza delle donne è sostenersi ed essere in grado di creare una rete di aiuto anche senza conoscersi. Le vostre storie sono tutte belle e tutte in grado di darmi qualcosa. Per “tranquillizzarvi”, volevo dirvi che ho assolutamente intenzione di dare un fratellino/una sorellina alla mia Camilla se Dio vorrà concedermelo. E quel dolore ad oggi è, come succede a quasi tutte noi, abbastanza nel dimenticatoio o meglio rimosso dai sorrisi e dall’allegria che ogni giorno mi regala mia figlia. Sicuramente per un secondo futuro parto ho una consapevolezza diversa e anche io credo che noi donne abbiamo innata in noi la capacità di vivere il parto con il dolore come alleato, non come nemico, come qualcosa di naturale. A tempo debito farò probabilmente scelte diverse. Intanto grazie per le vostre testimonianze. E comunque sia andata, anche la mia esperienza mi ha aiutato a crescere e ad essere quella che ora sono, più consapevole.

  8. ti capisco idem per me e dopo ………. ironia della sorte….. cesario d urgenza….. vorrei un altro figlio ma ho il terrore…. quando le mie amiche che dovono partorire mi chiedono com e io rispondo……. peggio di quanto pensi

  9. Io ho partorito ad agosto scorso quindi i ricordi del parto mio, e delle 6 compagne di stanze che avevo con me in ospedale, sono molto vivi. In questo racconto non ci vedo nulla di particolarmente traumatico. Io in ospedale ho visto parti che veramente sono stati atroci, da questo racconto nulla che non abbia passato chiunque abbia partorito. Se mi posso permettere, forse é la signora in azione un pó ansiosa, cioé, una passeggiata di piacere non poteva esserlo, no?!?!?

    1. Ciao Emanuela, credo che il dolore sia qualcosa di molto soggettivo, difficile da bollare. Ognuna di noi ha una soglia di sopportazione differente, un fisico che reagisce in maniera diversa…persino ogni parto è a sè, si dice. Gente che con il primo quasi non ha sofferto e poi col secondo ha visto le madonne…e viceversa. E magari quello che è traumatico per lei può non esserlo per te. La sensibilità è qualcosa di molto personale, credo, dipende da tante cose.

  10. Come ti capisco… il mio bimbo ha 21 mesi, mi viene voglia di averne un alteo, ma il solo pensiero del parto mi fa svanire tutto subito…
    in breve cio che ho dovuto subire
    ricovero mercoledi a 39+3
    nato domenica notte.
    in questi 5 gg ė successo: 6 induzioni con gel dolorosissime, eco e monitoraggio non mostravano nulla xke il mio addome non ė ecocompatibile quindi non credevano avessi contrazioni, 3 epidurali, ostetrica che mi bloccava di lato dandomi della bambina, mentre io urlavo che lui spingeva con la testa. Dilatata in 10 minuti da 3cm a 10. Infermiere che non riuscivano a mettermi la flebo quindi sbucherellata 5/6 volte… il ginecologo ha fatto la manovra di schiacciamento, 2 spinte e Riky è uscito.
    Risultato? Lui con un cefaloematoma enorme, la testa che gli è rimasta storta xke è uscito di lato. 40 minuti x ricucirmi a me, 10 cm di episiotomia laterale. 1 mese in cui neanche riuscivo a sedermi sul water. E dulcis infondo mi hanno mandato a casa dicendo che il latte mi sarebbe venuto… peccato che non ė mai successo e Riky ha rischiato la vita per disidtratazione…. questo in un ospedale conosciuto come all’avanguardia…
    lasciando perdere altre cose come i clisteri, la rottura delle acqua manuale, il catetere poco prima di partorire….

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