UN SOGNO ATTESO UNA VITA DIVENUTO REALTA’

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Mentre noi sbarchiamo a Salvador, l’Italia saluta il Mondiale perdendo contro l’Uruguay. Abbiamo visto la partita in una casa della periferia, appartenente alla persona che ci ha venduto i biglietti per la partita tra Bosnia e Iran.

L’amico di Cesar, l’ennesimo di questi giorni, ci consegna gli agognati ingressi, poi ci fa salire per la partita. Presenti al momento dell’entrata in casa: la moglie, la suocera ottantanovenne e una sorella. Oltre a me, il mio socio, Cesar e l’impreacindibile Clotilde. Le donne preparano il pranzo, mentre noi guardiamo la partita. Trenta minuti di nulla in campo, mentre la tavola si riempie. Spaghetti al pomodoro e l’immancabile fagiolata, poi carne e tante verdure. Da sfamare un reggimento. Esagerati…penso. Si comincia a mangiare nella piccola sala, con solo quattro sedie disponibili. Piatti in mano e via, non stiamo a sottilizzare. Proprio all’inizio del secondo tempo, ecco che suona il campanello. Il cibo non era tanto!
Arriva il reggimento, composto da tre sorelle, un figlio, la nuora e tre nipoti. Forse mi sono perso qualcosa. Di sicuro ora non vedrò più la partita, ma la guarderò solamente, tra il vociare e l’agitarsi di posate di questa ennesima carrambata brasiliana. Marchisio viene ingiustamente espulso, si mette male, Godin segna di testa. In dieci alziamo bandiera bianca. Siamo fuori, così come quattro anni fa in Sudafrica. Mentre in Italia iniziano i processi, noi ci dirigiamo verso il centro storico di Salvador, il famigerato Pelourinho, popolato di persone in festa per il giorno di San Giovanni. E’ solo un assaggio della città, molto attraente nella sua decadenza. Scendiamo dall’ascensore Lacerda, che collega la città alta con il porto e ci dirigiamo da Isaac, amico d’infanzia di Cesar, che ci ospiterà per un paio di notti.


Quando in Italia sarà pomeriggio, inizieremo la nostra marcia verso l’Arena di Fonte Nova, per il nostro straordinario esordio mondiale.



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