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EPISIOTOMIA: TU COME CE L’HAI? E PER CHI NON CE L’HA, TUTTO QUELLO CHE NON SAI (E CHE DEVI SAPERE)

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Prima di rimanere incinta, come molte di voi avranno intuito, non sapevo na mazza né di gravidanza né di bambini. Ma viviamo per imparare cose nuove. Dunque eccomi qua, più esperta che mai, a parlarvi di episiotomia, quel taglio, taglietto, taglione che vi fanno lì sotto per agevolare l’uscita del pupo. 

Certo che una parola un po’ più complicata non potevano sceglierla eh! Epi-sio-to-che? Cioè na roba che io ho continuato a chiamare “episotomia” (senza la seconda “i”) credo fino al corso preparto 🙂 Poi lì, ascoltando l’ostetrica ho realizzato la sequenza di figure di merda che avevo accumulato nel tempo! E nessuno che mi avesse detto mai: “Guarda che si dice così!”

Del taglio che ti fanno là sotto già sapevo. Nonnarisparmio è da quando ero bambina che parlando di come ero nata, mi diceva sempre: “…e per farti uscire mi hanno dovuto addormetare. Infine hanno preso il forcipe e mi sono risvegliata tutta cucita!” . Per la serie: come rassenerare una figlia femmina che un giorno partorirà.

Di sicuro l’episiotomia è in una di quelle cose di cui si parla di più durante quei nove mesi. Oggi poi con internet, si leggono di quelle robe che terrorizzerebbero anche Jack lo squartatore.

Il perchè di tanta paura è presto detto: sai come entri, ma non sai come uscirai.

Sotto il fatidico momento: i punti e la cucitura!

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UOMINI, SU CERTE COSE HANNO LE IDEE CHIARE
Ancora un grazie all’artista Ibic che ha dato vita alle mie parole.

Quelle che “mi è rimasta larga”

Questo è un po’ lo spauracchio di tutte. La paura che non torni più quella di prima e che tuo marito ti tradirà per un’altra (più stretta!). Perchè non basta la depressione post-partum, il fatto di ritrovarti con 185 kg in più sulla bilancia, i capelli che cadono per via dell’allattamento, le ascelle che puzzano per via dell’allattamento (e anche per alcune docce che mancano all’appello e che non si ha mai il tempo di fare), due occhiaie che ti arrivano sotto i piedi…insomma, ci si mette anche lei: la vagina, l’unica cosa che ti va larga dopo una gravidanza!

Quelle che “ce l’ho più stretta di prima”

Questa è la categoria più odiosa. E’ anche quella che di solito si vanta della sua episiotomia! “Mi è tornata come nuova, addirittura meglio di prima!” mi ha detto una volta una signora in pizzeria. Cioè? Ma come ce l’avevi prima? Fammi capire. Perchè il punto di partenza che conta 😉 Della serie: quanti ne hai presi? No vabbè dai…non voglio essere cattiva, ma oggettivamente questa categoria sta un po’ sulle balle, no? Anche perchè è questa la più agognata fra tutte le opzioni e, guarda caso, la più apprezzata dai signori uomini.

Quelle che “basta sesso!”

Quelle che per colpa dell’episiotomia non possono più fare più sesso, “perchè mi fa un male cane” (anche dopo un anno). “Mi brucia, mi tira, sento i punti, sento prudere, pizzicare, scricchiolare, strisciare, le formiche”. Ok, fare sesso dopo aver partorito è l’ultimo dei nostri pensieri, ma quante di noi l’hanno usata come scusa?  Presente! 🙂 L’unico mio desiderio era rimpilzarmi di patatine pucciate nella nutella.

Quelle che “mi hanno cucita come un cotechino”

Presente/2. Le due cose, del resto, vanno a braccetto. Questa è la categoria che trova il coraggio di prendere uno specchio e guardarsi lì sotto quando ormai il bambino già gattona 🙂 Dopo circa una settimana dal parto, di solito, ti fai coraggio e metti una mano lì sotto per sentire cosa c’è. O meglio se c’è ancora qualcosa…e la sensazione è un po’ quella di toccare un bell’insaccato o la retina che si usa per le arance.


Non capisci bene cosa stai toccando, o meglio ancora dove stai toccando. Per la serie: che buco è? Quello davanti, dietro? Di solito a questa categoria appartengono quelle che si alzano in piedi il giorno dopo, proprio come un cesareo.

Quelle che “ho sofferto più dopo che durante”

Presente/3. E questo è il caso che più mi rappresenta. Sono arrivata a dire “Era meglio il cesareo!”. Questa è la categoria di chi, dopo il parto, passa le sue giornate con le tette fuori – ad allattare – e la patata al vento – per farl e prendere aria. 🙂

I punti tirano, tu sudi proprio lì (nel mio caso era pure luglio), infiammazione alla stelle e così, appena puoi, corri a sederti sul bidet a rinfrescartela un po’. Sei diventata esperta nel lancio di bombe d’acqua dalla distanza. Con delicati movimenti, cercando di toccare con la mano il meno possibile perchè ti fa troppo impressione venire a contatto con quel filo spinato che ti ritrovi tra le gambe, getti le suddette bombe alla ricerca di un po’ di sollievo. Tamponi delicatamente con un panno perchè sai che non deve restare umida, ti sdrai sul letto e con un foglio te la sventoli energeticamente creando un incrocio di venti che manco a Trieste. Il tutto davanti lo sguardo perplesso di tuo marito. 😀

Quelle che “una cicatrice nell’anima”

Sono quelle che ne fanno più una questione di principio che altro. Sono quelle che devono partorire naturalmente a tutti i costi, senza l’intervento medico, che la vivono quasi come un’usurpazione; quelle che non si rassegnano al taglio nemmeno se il figlio ha una circonferenza cranica di 80 cm. Quando ormai hanno gli occhi fuori dalle orbite dopo ore e ore di spinte, cedono e dicono: “Tagli dottore, tagli”. Ma nella loro anima, rimarrà sempre la cicatrice più dura da cancellare: non essere riuscite a procreare secondo natura.

Quelle che “mi hanno messo solo due punticini”

Questa è la categoria cui l’hanno fatta di rito, giusto per “mettere la firma” e velocizzare il tutto. Due spinte e il bambino è uscito. Praticamente non se ne sono nemmeno accorte, già in piedi a mangiare pane e salame a un’ora dal parto. Ovviamente, per me, rappresenta la categoria più antipatica visto che ho avuto solo compagne di letto così, quando io non riuscivo nemmeno ad alzarmi sulla schiena e facevo pipì dentro una padella 🙂

Ci ho riso e scherzato per sdrammatizzare ma l’episiotomia è una cosa seria e come avrete capito per me è stata un piccolo trauma. Mi sono seduta sulla ciambella per un mese intero una volta a casa e ho rivissuto quell’inebriante sensazione di liberazione che si prova durante l’espulsione, quando finalmente ho espulso anche tutti quei punti che avevo internamente. L’episiotomia che mi hanno praticato ha reciso una varice, per cui anzichè perdere 300 g di sangue (questa è la media) ne ho perso un litro. Ci sono voluti molti punti – non ho mai osato chiedere quanti! – e diverso tempo prima che non sentissi più fastidio lì sotto.

Insomma, quando si dice che ogni parto è a sè, io dico che “ogni taglio è a sè!”.

Un po’ come quando vai dal parrucchiere… 😉

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Tua Mammarisparmio



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8 pensieri su “EPISIOTOMIA: TU COME CE L’HAI? E PER CHI NON CE L’HA, TUTTO QUELLO CHE NON SAI (E CHE DEVI SAPERE)”

  1. Mi hai fato ricordare il primo fihlio!!!! Anzi il primo parto!!!! Mi sono seduta sulla ciambella x due mesi e ogni volta che salivo sui mezzi restavo in piedi!!!!!
    Il secondo è andato meglio!!!!

  2. Io ho partorito 15 giorni fa e quello che ho passato nn lo auguro a nessuno. 2 giorni di stimolazione scollamento membrane perdita del tappo, gel, rottura membrane, ossitocina a manetta, epidurale, 5 ore di spinte,20 punti di episiotomia e infine cesario perché il bimbo nn poteva nascere.un vero inferno

  3. Oddio mi spiace davvero tanto. Episiotomia e un cesareo nello stesso parto ancora mi mancavano. Deve essere stata davvero dura. Forse era troppo grande il bimbo? Dai è andata anche se il ricordo è ancora super vivo…l importante che il bimbo stia bene. Se hai voglia di raccontare il tuo parto c è una sezione nel sito con racconti di altre mamme. Mi farebbe piacere! Se ne hai voglia nella sezione contatti trovi i miei riferimenti per inviarmi il tutto! 🙂

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